Fotovoltaico, energia e smart grid: 5 miliardi in arrivo dall’Europa

Una decina di giorni fa la Commissione Europea ha varato il nuovo budget dell’Unione relativo agli anni 2014-2020. Come tutti ormai sappiamo è il primo budget redatto con i criteri dell’austerity: ci sono meno soldi da spendere rispetto al periodo 2007-2013.

Non tutti i settori dell’attività europea sono stati colpiti da uguali tagli: ad esempio alcuni progetti simbolo come l’ITER sulla fusione nucleare non hanno ricevuto un euro in meno o in più. Il resto del settore energetico porta a casa 5,1 miliardi di euro da spendere entro la fine del decennio.

Leggi l’intervista a Luigi Muzzi riguardo il progetto ITER sulla fusione nucleare

I fondi finalizzati allo sviluppo dell’energia made in UE rientrano nel grande calderone del capitolo di spesa Connecting Europe Facility (CEF) che, nel suo complesso, cresce dai 12,9 miliardi del precedente budget agli attuali 29,299 miliardi.

Tuttavia, per la sola energia, la proposta iniziale di spesa formulata dalla Commissione nel luglio 2012 e pari a 9,1 miliardi è stata nettamente ridimensionata: già il Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy aveva chiesto di scendere a 7,1 miliardi e la decisione finale è stata appunto di 5,1 miliardi. Che sono comunque il 20% in più rispetto alla precedente programmazione comunitaria 2007-2013.

Cosa ci farà l’Europa con questi cinque miliardi di euro? Un po’ di tutto: c’è il problema, serio e da risolvere in fretta, delle reti di collegamento elettrico. Negli ultimi dieci anni il panorama energetico europeo è cambiato profondamente, con la Spagna che è diventata una potenza del settore eolico e Germania e Italia che si sono buttate a capofitto sul fotovoltaico. I Paesi del nord Europa, specialmente il Regno Unito, hanno puntato forte sull’eolico offshore.

>>Leggi i dati sul boom eolico della Spagna

Bisogna connettere le rinnovabili in maniera intelligente per sfruttarle al meglio, con le cosiddette smart grid. I soldi non basteranno però e Stati membri e privati dovranno aprire il portafogli. Lo dice lo stesso Günther Oettinger, commissario europeo all’Energia, che sul budget 2013-2020 afferma:

Come minimo aprirà delle porte. Per esempio, non possiamo co-finanziare tutte le reti necessarie a connettere i parchi eolici offshore e onshore alle grandi città.

C’è però anche il problema del fotovoltaico e, perché no, degli accumuli domestici. Riuscirà l’Europa a co-finanziare progetti specifici per la connessione degli impianti solari sempre più diffusi nelle città del vecchio continente? Anche perché, in fin dei conti, non è detto che quello approvato dalla Commissione sia il vero e definitivo budget per i prossimi sette anni: entro diciotto mesi il Parlamento Europeo dovrà analizzare e votare il budget, approvandolo o modificandolo.

| PV-Magazine | European Voice

19 febbraio 2013
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