La Cina non ha intenzione di stare a guardare mentre i suoi 140 miliardi di dollari di esportazioni di fotovoltaico verso l’Europa vanno in fumo: se l’UE imporrà dazi commerciali al termine dell’indagine antidumping sul solare cinese, la Cina risponderà con misure simili sulle importazioni dall’Europa.

>>Leggi le previsioni 2013 per il fotovoltaico cinese

Lo ha comunicato, con una nota ufficiale inviata all’Unione Europea, il vice ministro del Commercio estero cinese Chong Quan. Secondo Quan le ritorsioni commerciali, in caso di imposizione di dazi alla Cina, sarebbero inevitabili:

Non abbiamo scelta e e prenderemo tutte le misure necessarie per difendere i legittimi diritti e interessi delle aziende. Spero che sia trovata una soluzione accettabile per entrambe le parti nel processo di negoziazione.

Appena pochi giorni fa Suntech, la più grande compagnia cinese del fotovoltaico, ha dichiarato bancarotta. Per questa ragione il Governo cinese è molto attento alla questione, non vogliamo vedere alcuna guerra commerciale con nessun Paese, specialmente tra Cina ed Europa.

Chiaro, semplice e diretto: la Cina esporta all’estero fotovoltaico per 200 miliardi, il 70% dei quali in Europa, e dall’UE importa attrezzature per la produzione di fotovoltaico per 6,4 miliardi. Secondo lo stesso Quan, da quando l’Europa ha dato vita all’indagine antidumping, la Cina ha già perso il 35% delle sue esportazioni verso il vecchio continente e tutto ciò non deve continuare perché ci sono 40 milioni di posti di lavoro a rischio.

>>Leggi l’andamento del fotovoltaico cinese per quanto riguarda le aziende a rischio

Quan è però andato anche oltre: la possibile guerra commerciale tra UE e Cina non si limiterà al fotovoltaico ma impatterà su tutte le relazioni economiche tra i due Paesi. Questo, nella sostanza, significa due cose principalmente.

La prima è che l’UE rischia grosso, come mostrano chiaramente gli ultimi dati (pubblicati a dicembre 2012 ma relativi al 2011) sugli scambi commerciali UE-Cina: tra i due Paesi viaggiano merci per il valore di 1 miliardo di euro al giorno e la Cina compra beni e servizi dall’Unione per quasi 300 miliardi di euro l’anno. Di questo gigantesco scambio appena l’1% è regolato, limitato o protetto da misure restrittive europee, tutto il resto è libero.

La seconda è che la Cina è disposta a “entrare in guerra”, commerciale ovviamente, con l’Europa per difendere il settore del fotovoltaico. Anche a costo di perdere quote di esportazione nei settori tradizionali, come il tessile, l’acciaio, le telecomunicazioni.

In altre parole la Cina ha fermamente l’intenzione di presidiare un mercato, quello del fotovoltaico, che ritiene strategico per il futuro. Un futuro, quello energetico, che la Cina vuole vivere da protagonista: quando (tra 50 anni o forse prima) i combustibili fossili conteranno per una parte minoritaria della produzione energetica del mondo grazie alla crescita delle rinnovabili, quelle rinnovabili dovranno essere cinesi.

27 marzo 2013
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