Altra pesante tegola per le fonti fossili di energia in Italia: dopo un tira e molla durato diversi anni ERG ha annunciato la sua uscita da Ionio Gas, società paritetica con Shell che doveva costruire uno dei due rigassificatori siciliani, quello siracusano di Melilli-Priolo. L’annuncio è arrivato ieri, al termine dell’ultima riunione del CdA di ERG, ed è stato dato con un comunicato stampa ufficiale che non lascia intendere alcun margine di ripensamento:

Il Consiglio di Amministrazione di ERG S.p.A., riunitosi oggi, ha deliberato di uscire dal progetto per la realizzazione di un terminale di rigassificazione di Gas Naturale Liquefatto (GNL) nel Comune di Melilli, in provincia di Siracusa, con una capacità di 8 miliardi di metri cubi annui.

Il progetto, nato nel 2005 con la costituzione della joint venture paritetica Ionio Gas in partnership con Shell Energy Europe B.V., in questi anni ha ricevuto i pareri positivi da parte di tutti gli organi competenti in tema di sicurezza e compatibilità ambientale e attualmente è in attesa del rilascio dell’Autorizzazione Unica da parte della Regione.

I profondi mutamenti degli scenari sia energetici che economico finanziari, intervenuti a seguito della crisi iniziata nel 2008, e l’attuale configurazione delle attività del Gruppo sono alla base della decisione di non proseguire nel progetto.

La notizia, in Sicilia, è stata presa molto bene dai cittadini del triangolo petrolchimico di Priolo-Melilli-Augusta che da anni si battono contro il rigassificatore (ritenuto del tutto incompatibile con la normativa Seveso che impedisce di piazzare impianti del genere a due passi da raffinerie e centrali termoelettriche) e molto male dai politici locali che sanno bene che difficilmente Shell farà l’impianto da sola. La società anglo-olandese non ha ancora commentato la notizia, forse nell’estremo tentativo di trovare un altro partner industriale. Un suggerimento: la russa Lukoil potrebbe essere interessata e ha soldi in abbondanza per qualunque progetto.

L’ex ministro dell’Ambiente, la siracusana Stefania Prestigiacomo, alla stampa siciliana ha invece commentato:

Si tratta di un colpo alle speranze della Sicilia: questa debacle di credibilità è da attribuire tutta e per intero alla Regione.

La Prestigiacomo si riferisce ai tentennamenti dell’ormai ex governatore siciliano Raffaele Lombardo, che ha fatto perdere parecchio tempo a Ionio Gas prima di rilasciare le autorizzazioni a costruire il rigassificatore. Ma, allora, come mai dopo anni di carte bollate la ERG ha deciso di fare un passo indietro proprio ora che gli ostacoli burocratici erano stati superati?

La risposta è nell’ultimo paragrafo del comunicato ufficiale: lo scenario energetico è profondamente mutato. La stessa Ionio Gas, infatti, alla domanda “Quanto gas consuma il nostro paese?” sul suo sito risponde:

Il consumo nazionale, oggi pari a circa 85 miliardi di metri cubi di gas all’anno, crescerà nel 2020 fino a oltre 112 miliardi di metri cubi all’anno. La scarsa disponibilità interna e l’elevata richiesta rendono necessaria l’importazione di gas naturale da diversi Paesi produttori. L’esigenza di costruire sul nostro territorio rigassificatori nasce dalla volontà di diversificare l’approvvigionamento evitando la dipendenza da pochi Paesi produttori e aumentando così la rosa di fornitori a favore di una maggiore sicurezza delle forniture e di un prezzo del gas più competitivo.

Stime vecchie come il sito, del decennio scorso. Di quegli 85 miliardi di metri cubi di gas l’anno nel 2010 quasi 36 miliardi (cioè più di un terzo, dati AEEG) servivano alla produzione di energia elettrica e circa 22 miliardi per il settore industriale. Ma ora è tutto cambiato perché la crisi economica ha stroncato i consumi di gas in Italia e, soprattutto, perché lo sviluppo galoppante del fotovoltaico ha ridotto al lumicino i consumi di gas naturale delle centrali termoelettriche a ciclo combinato.

Al netto di un improbabile boom dell’economia nei prossimi otto anni, quindi, è molto più probabile che nel 2020 i consumi di gas in Italia siano inferiori a quelli degli anni d’oro in cui furono costruite le centrali a gas e si impose l’idea che la strategia energetica migliore per l’Italia fosse quella di riempirla di gasdotti e rigassificatori di GNL.

Oggi, invece, è vero esattamente il contrario: abbiamo troppe centrali termoelettriche che lavorano molto poco (tanto poco da aver bisogno dell’aiutino del Governo per non fallire) e troppo gas in ingresso dall’estero che difficilmente esporteremo fuori dall’Italia visto che l’unico paese che tira in Europa è la Germania, che si è fatta il proprio gasdotto personale Nord Stream per attingere gas dagli enormi giacimenti russi.

Ancora più difficile, a questo punto, giustificare i piani del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera che più volte ha ribadito di volere il potenziamento della produzione nazionale di gas. La domanda è sempre la stessa: che ce ne facciamo di tutto questo gas? La risposta sarà ancora più difficile da trovare se persino ERG, che ci ha messo quasi un decennio per farsi autorizzare un rigassificatore, di punto in bianco si rende conto che è meglio non costruirlo affatto.

1 agosto 2012
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ERG
I vostri commenti
Fdf, lunedì 6 agosto 2012 alle15:08 ha scritto: rispondi »

 mercato? Scusi, ma lei in che paese vive? Con 7 miliardi di incentivi pubblici al solo FV, ci credo che ha avuto uno sviluppo pazesco..

Localhost, venerdì 3 agosto 2012 alle12:13 ha scritto: rispondi »

Ora si spiega come mai il fotovoltaico in italia si trova a combattere con impedimenti legislativi di tutti i tipi. Mi chiedo cosa succederà quando dispositivi LENR come l'e-cat entreranno in commercio e non avranno bisogno di incentivi statali perchè si venderanno da soli, cosa si inventeranno per affossarli?

Cosimo, giovedì 2 agosto 2012 alle9:57 ha scritto: rispondi »

viva il mercato!, Se con il sole italiano che ha raggiunto ragguardevoli dimensioni, riusciamo a sostituire in parte le importazioni di gas io la considero un'ottima notizia

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