Non si arresta la crisi nera del fotovoltaico made in Italy. Dopo essere andata in rosso in Germania la Solon ora ha deciso di non produrre più moduli fotovoltaici in Italia nello stabilimento di Carmignano del Brenta in provincia di Padova.

Sui 180 lavoratori totali della fabbrica padovana ben 80 sono stati messi in cassa integrazione, mentre gli altri 100 erano stati cassintegrati l’estate scorsa. Erano i tempi in cui si rincorrevano giorno dopo giorno notizie sempre meno rassicuranti sul futuro degli incentivi al fotovoltaico e la domanda crollò da un momento all’altro. Domenico Sartore, presidente dello stabilimento, criticò aspramente il Quarto Conto Energia voluto dall’allora ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, anche se sembra che la decisione di ridurre la produzione, questa volta, provenga direttamente da Berlino.

La situazione incentivi, però, non è affatto migliorata negli ultimi mesi anche a causa della recente decisione del governo Monti di togliere gli incentivi al fotovoltaico agricolo. Così anche altre aziende italiane entrano in crisi come la X-Group di San Pietro Viminario, sempre in provincia di Padova, che si era persino vista togliere 4 milioni di investimenti dalla finanziaria regionale del Veneto.

Ma la crisi è per tutti: come riporta sul suo blog Lucia Navone, oltre alle già citate Solon e X-Group, hanno già fatto richiesta di cassa integrazione anche Helios Technology, Ecoware, Ambra Sol, Ecoprogetti. Una vera e propria strage dovuta soprattutto al calo degli incentivi registrato in buona parte dei mercati occidentali, che alle prese con la crisi tagliano il “superfluo” lasciando il fotovoltaico senza tariffa incentivante.

Gli ultimi esempi di questa tendenza provengono dalla Francia, dalla Spagna e dalla Svizzera. Per avere un’idea di cosa stia succedendo basti pensare che il prezzo attuale dei moduli fotovoltaici è sceso ad appena 65 centesimi di euro al Watt.

In pratica, i moduli fotovoltaici necessari a costruire il classico impianto da 3 KWp sul tetto di casa costano 1.950 euro. Tutto ciò è dovuto al fatto che, mentre i governi italiani ed europei tagliavano gli incentivi, gli imprenditori anche italiani aumentavano la capacità produttiva fino a trovarsi con i magazzini pieni di pannelli solari che nessuno voleva più.

Ma la cosa più interessante è che se i moduli sono certificati come “europei” (e possono usufruire del bonus previsto dal quarto Conto energia), il prezzo sale a circa 0,85-1 euro al Watt.

Cioè circa il 30% in più, per avere una maggiorazione del 10% sull’incentivo dato all’energia prodotta da un pannello solare che è fatto per il 99% del suo valore totale in Cina e poi marchiato come europeo in Italia o Germania. Vi stupite ancora che il settore sia in crisi?

7 febbraio 2012
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