Il settore dell’energia fotovoltaica è in fermento non solo in Italia, ma in tutta Europa. Come dimostra l’appello lanciato dall’European Photovoltaic Industry Association (EPIA) alle istituzioni UE per chiedere un intervento deciso a tutela delle industrie europee attive in questo settore.

EPIA ha pubblicato un “position paper” nel quale ribadisce la posizione dell’industria fotovoltaica rispetto alla situazione attuale fuori e dentro l’Europa. I punti salienti, e le richieste più urgenti, sono:

  • Una politica di lungo termine favorevole alle energie rinnovabili;
  • Supporto dedicato per gli investimenti negli stabilimenti produttivi;
  • Un forte impegno sull’innovazione;
  • Un maggior uso della standardizzazione;
  • Una ambiziosa politica per lo sviluppo delle competenze.

A parte queste richieste, che potrebbero apparire forse fin troppo generiche, dietro l’appello dell’EPIA c’è il timore che l’industria fotovoltaica europea possa essere spazzata via dalla concorrenza, molto spesso sleale, della Cina e del sud est asiatico. Spiega l’EPIA:

La politica industriale europea dovrebbe promuovere, nel pieno rispetto delle norme WTO e sugli aiuti di stato, incentivi a livello nazionale, regionale e UE per attrarre e mantenere gli investimenti in tutti i settori ad alta intensità di capitale, specialmente nella parte manufatturiera della catena del valore. Confronti con altre economie nazionali globali dovrebbero offrire le linee guida per i potenziali meccanismi di supporto. In ogni caso, questo tipo di incentivi dovrebbe essere usato per sviluppare il processo competitivo per le sfide globali che abbiamo davanti

Un modo abbastanza diplomatico per dire che, se l’Europa non aiuta anche economicamente il settore non si va da nessuna parte. Ma non solo: gli aiuti devono essere parametrati alle performance degli altri competitori internazionali. Cioè: se la Cina fa “dumping” nel settore fotovoltaico grazie a poderosi aiuti di stato, bisogna rispondere con altrettanti aiuti di stato. In forme compatibili con le normative europee e dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.


E, alla fine del paper, EPIA è ancora più esplicita:

Per assicurare un gioco alla pari è necessario applicare l’attuale legislazione europea. L’UE dovrebbe anche lavorare attivamente all’interno del WTO per aiutare la formazione di un framework di norme al fine di sviluppare una industria dell’energia solare coerente con le norme WTO. Per assicurare il pieno rispetto del principio di reciprocità le potenziali distorsioni dovrebbero essere segnalate alle autorità europee e rivolte attraverso la legislazione UE sulla difesa del commercio e le barriere commerciali

Come dire: la Cina è nel WTO dal 2001, non può continuare a “giocare sporco” con l’energia pulita se vuole restarci.

22 marzo 2012
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