Presto i residenti in Australia che hanno ricoperto i tetti delle loro abitazioni con pannelli solari e adottato batterie per lo storage saranno in grado di scambiare l’elettricità prodotta attraverso quello che può essere definito un “marketplace digitale”, sviluppato da un consorzio di fornitori in collaborazione con startup operanti nel settore energetico, rivenditori e agenzia.

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Si chiama Decentralised Energy Exchange (o deX nella sua forma contratta) ed è stato presentato ufficialmente nella giornata di ieri, con la promessa di evolvere le modalità con le quali l’energia viene generata, scambiata e consumata a livello locale nel Paese. È l’ennesimo step di un percorso che porterà a decentralizzare sempre di più le fasi di produzione e distribuzione.

In Australia sono circa 1,6 milioni le case già dotate di un impianto fotovoltaico e il numero è in costante crescita, così come quello delle batterie per l’accumulo. Il progetto è stato avviato con un investimento complessivo pari a 930 mila dollari e con l’apporto delle competenze tecniche da parte delle startup GreenSync e Reposit Power, degli operatori United Energy e ActewAGL e del rivenditore Mojo, oltre che con il coordinamento di A-Lab, gruppo che fa parte della Australian Renewable Energy Agency.

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Si tratta della prima iniziativa di questo tipo a livello mondiale, che può contare sull’appoggio del Ministero dell’Ambiente. Rendere capillare la produzione e l’immissione in rete dell’energia, tramite gli impianti solari sui tetti degli edifici e le soluzioni di storage, consentirà di rispondere in maniera sempre efficiente alla domanda, anche nei momenti in cui si registra un picco delle richieste: ad esempio quando è necessario alimentare gli impianti di condizionamento per far fronte alle temperature torride.

Il compito di deX è quello di regolare la distribuzione veicolando l’elettricità, nel modo più intelligente e sostenibile, laddove ce n’è bisogno.

Al momento solo il 16% dell’energia prodotta in Australia è di natura solare, ma la previsione è quella di una forte crescita nel corso dei prossimi anni. La prima parte del progetto messo in campo da Decentralised Energy Exchange coinvolgerà un totale pari a circa 5.000 abitazioni, per raccogliere feedback utili a estenderne poi il raggio d’azione.

24 febbraio 2017
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I vostri commenti
Pescespada trafitto, lunedì 27 febbraio 2017 alle0:10 ha scritto: rispondi »

Quello delle batterie associate al fotovoltaico residenziale è un grosso imbroglio organizzato per portare soldi alla bottega delle batterie e insieme ad ANIE vede unito tutto il carrozzone GSE, AEEGSI, CEI, burocrati e normatori di ogni specie, consulenti, progettisti del nulla. Tutto sponsorizzato da una stampa complice e da "esperti istituzionali" e non. Per principi fisici ed economici neanche tanto difficili da capire, la soluzione corretta è l'accumulo distribuito delocalizzato. Vuol dire batteria sistemata presso la cabina secondaria di distribuzione, dimensionata per ottimizzare lo scambio di zona dell'energia. E' delittuoso mandare in accumulo in casa energia che a chilometro zero può entrare nel bilancio energetico della zona: in termini energetici costa almeno il 15%. Chi pensa di installare in casa un sistema di accumulo lo fa perché non ne può più di truffe e vessazioni, per opporsi in qualche modo al sopruso dello scambio sul posto. Se i distributori si svegliassero, l'accumulo demoralizzato potrebbe essere realizzato a costo zero, finanziato da chi è disposto a contribuire proporzionalmente all'energia autoprodotta in eccesso temporaneo, in cambio dell'applicazione corretta dal punto di vista fisico del net-metering, cioè del diritto di prelevare in differita tutta l'energia non consuma in tempo reale. La batteria in cabina costituisce un complemento ormai indispensabile per la gestione della distribuzione: serve per fare regolazione di tensione, regolazione primaria di frequenza, ottimizzazione della distribuzione, risoluzione delle congestioni. E presso la cabina esistono già attrezzature di controllo (oggi utilizzate solo per la telemisura). L'acquirente dei sistemi di accumulo sarebbe uno e renderebbe possibili economie di scala. E sopratutto inutili tutti i gadget stupidi ma definiti smart che ognuno dovrebbe utilizzare (e pagare) per obbedire alla bieca e pervasiva presenza di norme insane ed insensate (leggasi scambio sul posto). Ma forse il fatto da evitare è proprio questo!

mauro, sabato 25 febbraio 2017 alle17:35 ha scritto: rispondi »

il prezzo delle batterie domestiche in italia è altissimo rispetto ad altri stati europei e di altri continenti. Perchè la politica non interviene? perchè si cerca di premiare ancora i combustibili fossili e non si incentiva l'energia alternativa? si riempiono la bocca sulla detrazione fiscale, ma se il prezzo iniziale è altissimo, a che vale? Perchè nessuno interviene a ridurre i prezzi? in america una tesla power wall costa 1/3 di quanto costa in italia. 2/3 di manodopera? un po' strano

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