Il futuro del fotovoltaico? Potrebbe passare per l’applicazione di nanotecnologie a metalli. Una ricerca statunitense, condotta dai ricercatori del LLNL Materials Engineering Division (MED), dipartimento guidato dalla professoressa Tiziana Bond, sta, infatti, cercando di applicare a delle strutture metalliche lo stesso procedimento che porta in genere alla creazione del silicio nero.

Si tratta di un trattamento che interviene a livello nanometrico trasformandone la superficie in una specie di trappola per la luce. In questo modo non solo il silicio diviene nero, ma l’uso in un contesto fotovoltaico migliora sensibilmente aumentando l’efficienza delle celle a livelli molto elevati.

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L’obiettivo del team, dunque, è applicare lo stesso procedimento anche ad altri materiali, ottenendo quelli che sono stati definiti: metalli plasmonici neri (Plasmonic Black Metals). In dettaglio, la riflessività tipica del silicio o dei metalli, viene utilizzata per intrappolare la luce, invece che per, appunto, rifletterla lontano: questo grazie, come detto, a particolari nanostrutture che, con un gioco di specchi, riescono a bloccarla.

Il sistema per trasformare i metalli in metalli “neri” messo appunto dal team della Bond permette di raggiungere diverse gradazioni di nero, corrispondenti a un grado di riflettività sempre minore.

Se il costo del trattamento si rivelasse contenuto, questa invenzione potrebbe davvero rivelarsi rivoluzionaria e cambiare le sorti del settore fotovoltaico.

2 agosto 2013
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