Oltre 3 GW di progetti fotovoltaici a rischio negli Stati Uniti a causa dell’uso di moduli e componenti di provenienza cinese e taiwanese. Sono le conseguenze della politica anti-dumping messa in campo dal Dipartimento del Commercio (DoC), secondo un report di NPD Solarbuzz.

A causa delle misure anti-dumping gli impianti su larga scala, molto diffusi negli States, potrebbero subire conseguenze importanti dal punto di vista economico: la scelta è quella di rivolgersi ad altri fornitori o pagare di più per i pannelli cinesi.

Stati come California, Nevada, North Carolina e Arizona potrebbero veder chiudere una parte dei progetti su larga scala, avendo sviluppato la propria produzione anche grazie ai prezzi, particolarmente convenienti, di moduli e componenti provenienti da Cina e Taiwan. Attualmente, con dazi che oscillano tra il 26% e il 165%, sono in bilico oltre 3 GW di progetti fotovoltaici.

Il portfolio dei progetti fotovoltaici negli USA, secondo NPD Solarbuzz, rimane comunque molto fornito: se fattori esterni come quello dei prezzi continuano ad intervenire in modo così pervasivo, spiegano gli analisti, la produzione potrebbe però subire una flessione in favore di fonti più tradizionali come quello del gas naturale. Michael Barker, analista senior di NPD Solarbuzz, ha spiegato:

I grandi impianti on shore sono particolarmente vulnerabili agli aumenti dei costi e alle potenziali perturbazioni del mercato: inoltre, sono molti coloro che hanno firmato contratti di acquisto per energia a prezzi convenienti, proveniente da questi impianti. Pertanto, qualsiasi aumento dei costi significa rinegoziazione, ritardo o, nella peggiore delle ipotesi, la cessazione della produzione.

5 agosto 2014
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