I dazi anti-dumping imposti dall’Unione europea sui prodotti fotovoltaici di fabbricazione cinese non piace ai vertici di Yingli Green Energy, uno dei leader mondiali del settore dell’energia solare, che commercializza i suoi prodotti con il marchio Yingli Solar. In particolare, l’azienda teme che le misure protezionistiche preliminari appena varate finiranno col determinare un aumento dei prezzi per i clienti finali.

Ha dichiarato Liansheng Miao, CEO di Yingli Green Energy:

Ci dispiace che la Commissione Europea insista sull’imposizione di dazi anti-dumping sui prodotti solari cinesi nonostante la forte opposizione da parte degli stati membri dell’Unione Europea. L’applicazione di tariffe punitive, a qualsiasi livello, porterà inevitabilmente a un aumento dei prezzi dei prodotti, causando una stagnazione dell’industria fotovoltaica in Europa. Ci auguriamo quindi una rapida ripresa del dialogo tra la Cina e la Commissione Europea.

L’azienda, in particolare, spera in una negoziazione su basi commerciali per risolvere la disputa, come auspicato anche da alcuni leader europei. A preoccupare Yingli Solar è soprattutto la decisione della Commissione di tassare non solo moduli fotovoltaici e componenti realizzati in Cina, ma anche i componenti prodotti in altri paesi ma spediti dalla Cina.

Le misure protezionistiche prevedono un dazio provvisorio, in vigore dal 6 giugno al 5 agosto, dell’11,8%. In assenza di un accordo tra Pechino e Bruxelles, il 6 agosto scatterebbe una tassazione più pesante, che nel caso di Yingli Solar sarebbe del 37,3%, il livello più basso tra tutti i produttori cinesi del settore fotovoltaico.

6 giugno 2013
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