Dal primo marzo ogni pannello fotovoltaico che entra in Europa e proviene dalla Cina è tracciato e registrato. Una misura derivante dall’indagine antidumping avviata dall’Ue e che lascia presagire l’introduzione di dazi preventivi già dal mese di giugno e con effetto retroattivo su tutti i prodotti registrati. Quindi anche quelli importati da questo mese.

A pochi giorni dalla novità l’associazione europea di produttori fotovoltaici, Eu Prosun, e quella italiana, il Comitato IFI, che maggiormente hanno lavorato a Bruxelles per ottenere questo risultato, esultano. Alessandro Cremonesi, presidente di IFI, descrive l’avvio delle registrazioni del fotovoltaico in ingresso come

Un provvedimento che restituisce un po’ di serenità a tutta l’industria nazionale ed europea, aggredita da oltre due anni da pratiche di dumping insostenibili.

Tra l’altro Cremonesi denuncia il fatto che i cinesi, in vista delle assai probabili misure antidumping, da settimane stanno inondando il mercato europeo di fotovoltaico sottocosto:

Da quando la Commissione Europea ha aperto l’investigazione per valutare l’esistenza di pratiche di dumping e di sovvenzioni anticoncorrenziali, i porti e le dogane europee sono state invase da decine di migliaia di tonnellate di moduli cinesi commercializzati a prezzi al di sotto del 50% del prezzo medio di mercato, proprio con l’obiettivo di anticipare l’apertura degli attuali procedimenti

La registrazione delle importazioni costituirà un deterrente alle incontrollate e sfrenate importazioni dei produttori/importatori cinesi, in vista dell’imminente decisione della Commissione Europea – attesa entro il prossimo 6 giugno 2013 – circa l’imposizione di dazi anti-dumping e anti-sovvenzioni in quanto, di regola, tale provvedimento sancisce la retroattività di 90 giorni dalla decisione sull’imposizione dei dazi

Milan Nitzschke, presidente di Eu Prosun, rincara la dose:

Il dumping è il vero problema del mercato solare europeo. La violazione giornaliera del diritto commerciale da parte della Cina distrugge migliaia di posti di lavoro nell’industria europea. Se si consentisse alla Cina di ottenere in questo modo un monopolio nel settore solare, le conseguenze sarebbero catastrofiche non soltanto per l’industria solare europea, ma anche per i subfornitori, i produttori di materiale e migliaia di installatori. Perché i monopoli non determinano certo la diminuzione, ma l’aumento dei prezzi.

Secondo Eu Prosun, però, i dazi al solare cinese rimetteranno equilibrio nel mercato:

Gli Stati Uniti hanno imposto dazi antidumping su prodotti solari dalla Cina già nel 2012. Poiché anche negli USA era possibile la riscossione retroattiva, i dazi hanno determinato immediatamente un calo delle importazioni oggetto di dumping dalla Cina a partire da marzo 2012.

Ciononostante nel 2012 il mercato solare negli USA è cresciuto, il numero degli impianti di nuova installazione è aumentato decisamente e la media dei prezzi al consumo è diminuita in misura corrispondente al progresso tecnologico. “Gli effetti sull’industria e sui consumatori statunitensi sono quindi positivi. Il numero dei posti di lavoro nel settore solare statunitense dopo l’imposizione dei dazi è aumentato. La concorrenza leale è evidentemente migliore dell’economia pianificata.

Il riferimento di Nitzsche è al recente studio pubblicato da AFASE, lobby cinese del fotovoltaico in Europa (lo specchio, in pratica, dell’attività svolta da Eu Prosun) dal quale emergerebbero gravi danni economici e pesanti perdite occupazionali in Europa nel caso in cui vengano imposti dazi in ingresso al solare cinese.

5 marzo 2013
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