La “mozione AFASE” sui dazi europei al fotovoltaico cinese sta facendo proseliti. La settimana scorsa, infatti, l’Alliance for Affordable Solar Energy ha spedito al commissario europeo al Commercio Karel De Gucht una lettera in cui mille persone si dichiaravano contrari all’imposizione delle tariffe punitive.

Una posizione già espressa dalla stessa AFASE al momento della pubblicazione di un report sui possibili danni economici derivanti dai dazi, poi condivisa anche dalle tre maggiori associazioni italiane del fotovoltaico: GIFI, APER e Assosolare.

>>Leggi le dichiarazioni di GIFI, APER e Assosolare sui dazi al fotovoltaico cinese

Nella lettera inviata a De Gucht i firmatari mettono in luce il fatto che i dazi farebbero solo danni. Wouter Vermeersch amministratore delegato della belga Cleantec Trade, ad esempio scrive:

Non ci sarebbero vincitori, ma solo perdenti a danno dell’intera industria del solare dell’Unione Europea. Il danno ai fornitori a monte e a valle (che contano per il 70% della filiera del fotovoltaico nell’Unione Europea) supererebbe i benefici per i produttori di fotovoltaico europei.

I dazi sui prodotti solari e sui loro componenti sono svantaggiosi per tutta l’industria solare europea perché determinerebbero un aumento dei prezzi e la riduzione significativa della domanda.

>>Scopri i possibili danni all’occupazione derivanti dai dazi al fotovoltaico cinese

Da notare, però, che AFASE gioca un po’ con le parole: nel presentare la lettera alla stampa, infatti, l’associazione parla di “1024 rappresentanti di compagnie dell’industria del fotovoltaico europeo”. Questa è però una mezza verità.

>>Leggi i risultati dello studio EuPD sui dazi al fotovoltaico cinese

Le firme sono effettivamente oltre mille, la maggior parte delle quali provengono da Italia e Germania che sono i due mercati più interessati agli interscambi commerciali di fotovoltaico con la Cina. A dirla tutta però, quei 1024 firmatari non sono affatto tutti “rappresentanti di compagnie dell’industria del fotovoltaico europeo”.

Andando a leggere i nomi, infatti, si scoprono due cose: la prima è che non è raro che due o più rappresentanti della stessa azienda abbiano firmato la stessa lettera (e quindi è vero che sono 1024 firme, ma non corrispondono a 1024 aziende).

La seconda è che moltissimi non sono affatto esponenti dell’industria. Si tratta, nella maggior parte dei casi, o di grossisti e commercianti o di semplici installatori di fotovoltaico. Aziende locali che vendono tetti solari ai clienti finali, la cui posizione era già ben nota grazie allo studio di EuPD tra gli installatori di fotovoltaico.

Ciò non vuol dire che la lettera abbia un peso minore, ma per dovere di correttezza va precisato che, in tutta Europa, neanche ci sono mille stabilimenti industriali che producono fotovoltaico.

10 aprile 2013
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