Le prese di posizione pro o contro i possibili dazi europei contro le importazioni di fotovoltaico dalla Cina si susseguono con cadenza ormai quasi quotidiana. Giusto ieri davamo notizia di una lettera firmata da 1024 rappresentanti del settore, molti dei quali sono installatori e rivenditori, inviata al commissario europeo al Commercio Karel De Gucht per convincerlo dell’inopportunità di imporre i dazi.

>>Leggi le iniziative contro i dazi europei al fotovoltaico cinese

Oggi, invece, esce la notizia di un sondaggio realizzato da Europressedienst tra 532 installatori dei 27 Stati membri dell’UE. Un sondaggio telefonico: sono stati contattati 2.203 installatori di fotovoltaico, 532 dei quali hanno realmente risposto. Il 65% di loro era favorevole ai dazi, il 18% contrario. Ci sono, però, sensibili differenze nelle risposte da Paese a Paese: in Belgio i favorevoli ai dazi sono stati l’83,3%, in Germania il 64,4% e nel Regno Unito solo il 42,9%.

>>Leggi le iniziative cinesi per allentare la tensione con l’UE

Altra cosa molto interessante è che non tutti la pensano allo stesso modo sulle possibili ripercussioni dell’imposizione dei dazi: il 57% del totale degli intervistati ha affermato di non credere che le tariffe punitive possano avere un immediato impatto sui loro affari, il 5% crede che chiuderebbe bottega e il 10% teme di dover licenziare qualche dipendente per restare a galla.

Oltre a questo sondaggio tra 532 installatori e alla lettera firmata da 1024 rappresentanti del settore, però, tra le posizioni da ricordare c’è anche quella congiunta di Gifi, Aper e Assosolare in Italia che sono contrari ai dazi, quella del Comitato IFI e di EuProsun che sono favorevoli e hanno dato il via alla procedura antidumping europea e quella di Afase che ritiene l’imposizione dei dazi una vera e propria “tragedia per il settore fotovoltaico” nel Vecchio Continente.

>>Leggi le dichiarazioni congiunte di GIFI, APER e Assosolare

A queste posizioni si aggiunge lo studio di EuPD, sempre tra gli installatori, che arriva a conclusioni praticamente opposte a quelle del sondaggio di Europressedienst.

In tutto questo la Cina non sta esattamente a guardare, visto che alterna atteggiamenti aggressivi ad aperture al dialogo. Se da una parte i cinesi annunciano che l’eventuale imposizione dei dazi sul fotovoltaico porterà a ritorsioni commerciali su tutti gli altri settori dell’interscambio economico tra Cina e Ue, dall’altra abbassano le tariffe doganali su centinaia di prodotti esteri tra i quali anche le celle fotovoltaiche e i componenti per le batterie al litio.

Ultima posizione che vale la pena citare è quella dell’associazione internazionale SEMI, che ritiene possibile superare lo scontro tra Cina e Ue sul fotovoltaico incanalando la discussione in una serie di procedure di negoziato standard che si sono rivelate efficaci in passato in altri settori dell’elettronica.

11 aprile 2013
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