Dopo l’opposizione del presidente di Assosolare Giovanni Simoni, espressa durante la nostra intervista della settimana scorsa, anche il resto dell’industria solare italiana boccia l’ipotesi europea di imporre dazi al fotovoltaico made in China.

>>Leggi la risposta della Cina alla minaccia di dazi UE

Lo fa con una presa di posizione congiunta di GIFI, Assosolare e APER nella quale si mettono in luce i possibili danni per i produttori italiani derivanti dagli eventuali dazi. Spiegano le tre associazioni:

I dazi, proprio ora che gli incentivi si stanno esaurendo, allontanerebbero il settore da quella grid parity che per la maggior parte degli operatori appare ormai a portata di mano. Preoccupano, inoltre, i tempi e i modi di applicazione: la Commissione potrebbe infatti decidere a giugno di riscuotere tali dazi dagli importatori in maniera retroattiva sui pannelli registrati da inizio marzo.

Inoltre, il loro ammontare definitivo, se saranno ritenuti necessari, sarà fissato solo alla conclusione dell’indagine prevista per dicembre. Riteniamo quindi che qualsiasi decisione debba avere effetto solamente a partire da quella data.

GIFI, Aper e Assosolare fanno riferimento all’obbligo di registrazione dei pannelli fotovoltaici cinesi che entrano in Europa, in vigore dai primi di marzo, che porterà probabilmente all’imposizione di dazi preventivi per il 60-70% del prezzo di vendita. Le percentuali sono però solo stime che girano nell’ambiente, finite poi sulla stampa di settore.

Leggi le nuove normative per l’ingresso in territorio UE del fotovoltaico cinese

Le tre associazioni del fotovoltaico italiano mettono in luce la necessità di un quadro normativo chiaro, semplice e soprattutto stabile. Registrazione e dazi preventivi non vanno in questa direzione:

Tali incertezze applicative hanno già avuto come effetto quello di bloccare i finanziamenti di molti progetti con conseguenze molto pesanti per gli operatori. Infatti tale provvedimento ha già messo in difficoltà numerosi imprenditori, che si trovano quotidianamente a combattere contro continue modifiche normative e regolatorie, in un settore già in grossa difficoltà.

Il cuore del ragionamento lo si comprende però solo entrando dentro la filiera: come ha spiegato Fabio Patti di Yingli rispondendo alle nostre domande in Europa le aziende in grado di eseguire tutti i passaggi industriali del fotovoltaico, dalla cottura del silicio alla vendita del pannello solare, sono pochissime. Una bella fetta dei semilavorati utilizzati dalle aziende europee viene proprio dalla Cina e, se entrassero in vigore i dazi, subirebbe pesanti ripercussioni sul prezzo:

Non va dimenticato poi come la filiera del fotovoltaico sia rappresentata da tanti anelli: dai produttori di energia agli installatori, dai fornitori di altre componenti agli studi di progettazione. Con l’incertezza attualmente introdotta, il mercato europeo del fotovoltaico potrebbe altresì subire una contrazione dell’occupazione, stimata in oltre 200 mila addetti, e una perdita del valore aggiunto lungo la catena del valore del FV e del relativo indotto nell’economia della UE.

>>Leggi l’intervista a Fabio Patti di Yingli

C’è da farsi, quindi, la classica domanda: cui prodest? Chi ci guadagna?

L’intenzione di proteggere la produzione europea mette in difficoltà molti imprenditori nazionali del fotovoltaico e, alla fine dell’indagine, il risultato potrà generare alla molteplicità delle aziende danni che risultano ben superiori ai benefici acquisiti da una parte minoritaria di esse.

Una parte minoritaria costituita dalle pochissime aziende verticalizzate in grado di coprire tutta la filiera del fotovoltaico. Una conclusione molto vicina a quella raggiunta dall’ormai famoso studio AFASE, secondo il quale l’imposizione di dazi in UE al fotovoltaico cinese comporterebbe danni ingenti ai produttori europei e una vera e propria emorragia di posti di lavoro qualificati.

A questo si aggiunga che, oltre al settore del fotovoltaico, anche l’economia generale dell’Europa potrebbe subire pesanti ripercussioni visto che, appena la settimana scorsa, la Cina ha ufficialmente minacciato ripercussioni su tutti i rapporti economici con gli Stati UE nel caso in cui Bruxelles dovesse esprimere un parere favorevole ai dazi.

A questo punto la possibilità di bloccare il solare nipponico alla dogana sembra allontanarsi. È pur sempre però una guerra di lobby, quindi non è consigliabile scommetterci: in Italia, ad esempio, il Comitato IFI (che fa riferimento a Eu ProSun a livello europeo) si è pronunciato a favore dei dazi.

3 aprile 2013
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento