Fotovoltaico cinese, due aziende su tre non sopravviveranno

Neanche il fotovoltaico cinese resiste alla crisi della sovrapproduzione di celle e moduli. Come abbiamo già riportato altre volte i fallimenti delle aziende cinesi non mancano, ma ora ci sono novità: il Governo della Repubblica popolare cinese starebbe pensando a costringere le banche a tagliare le linee di finanziamento ai produttori più deboli, condannandoli così al fallimenti e sfoltendo notevolmente la foresta di impianti di produzione di fotovoltaico che è andata crescendo negli ultimi anni grazie ai ben noti aiuti statali.

Lo ha confermato in un’intervista al New York Times Li Junfeng, direttore generale del dipartimento per l’Energia e le Politiche per il clima della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma. Che è la massima agenzia di pianificazione economica in Cina. Li Jufeng ha spiegato la situazione:

Se un terzo di loro [i produttori di fotovoltaico] sopravvive è un buon risultato, e due terzi muoiono ma non sappiamo come ciò avverrà.

Li ha spiegato che preferirebbe che le banche continuassero a finanziare solo i produttori più forti, lasciando fallire gli altri. Ma le banche non vedono di buon occhio questa mossa perché ci perderebbero molti soldi e preferirebbero continuare a prestarne ancora per permettere ai produttori in crisi di rimettersi in carreggiata e ripagare i debiti. A tutto questo si aggiunge che molti governatori locali vedono di buon occhio gli impianti di produzione di fotovoltaico, che portano lavoro, e concedono i terreni per costruirli a prezzi e tassazione irrisori.

La somma dei sussidi statali, dei finanziamenti facili dalle banche e degli aiuti della politica locale alle aziende ha portato la Cina fotovoltaica a una situazione paradossale: nonostante tutti gli aiuti i produttori perdono da 1 a 3 dollari per ogni pannello fotovoltaico venduto. Ma ci sono valutazioni molto diverse sul perché di questi risultati.

Secondo Li non c’è dubbio che tutto dipenda dall’eccessiva capacità produttiva a livello globale, mentre secondo i produttori è colpa dei dazi doganali americani e della recente azione antidumping dell’UE. Chiunque abbia ragione, e probabilmente è Li ad averla, resta il fatto che molte delle società cinesi del settore solare sono ormai delle bombe a orologeria.

E le borse se ne accorgono: Trina Solar ha perso l’85% del suo valore al New York Stock Exchange negli ultimi tre anni mentre Suntech, sempre a Wall Street, ha perso il 98% in cinque anni. Ma Suntech ha pagato molto anche a causa della maxi truffa di cui è rimasta vittima recentemente. La situazione non migliorerà a breve: gli ultimi dati di GTM Research dicono che la Cina ha una capacità produttiva di 50 GW ma quest’anno ne esporterà solo 18-19 GW e ne venderà in patria appena 4-5 GW.

5 ottobre 2012
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NYT
I vostri commenti
cosimo, lunedì 8 ottobre 2012 alle9:26 ha scritto: rispondi »

ma i cinesi che hanno "fame" di energia, che ci perdono a vendere questi pannelli in tutta la Cina? Dicono che hanno 100 milioni di miliardari...

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