Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha introdotto delle tariffe antidumping preliminari sulle importazioni di celle fotovoltaiche e moduli solari al silicio cristallino provenienti dalla Cina e da Taiwan. Il tasso dei dazi varia dal 26 al 165%, con le tariffe più basse applicate come meccanismo “premiale” ad alcune aziende, come Trina Solar.

A un elenco di 42 aziende tra cui i leader di mercato Yingli, Canadian Solar e Hanwha SolarOne è stata imposta una tassa antidumping del 42.33%, che combinata al dazio compensativo già introdotto circa un mese fa porta l’aliquota complessiva al 47,27%.

I tassi più alti sono stati inflitti alle aziende che non hanno collaborato all’indagine antidumping USA e raggiungono l’aliquota del 165,04%, che arriva al 191% tenendo conto del dazio già esistente.

Più che di una tariffa per scoraggiare la concorrenza sleale, secondo gli analisti in questo caso si tratta di una vera e propria misura per escludere le aziende in questione dal mercato americano. Osserva Shayle Kann, ricercatore di GTM Research:

Le tariffe in questo caso sono talmente elevate da vietare praticamente a qualsiasi produttore di vendere ad un prezzo competitivo negli Stati Uniti.

Ai produttori cinesi e taiwanesi, al momento, resta la possibilità di utilizzare le celle solari pagando le tariffe del 2012, perché i prodotti coperti dalle aliquote previste per quell’anno sono al momento esclusi dalle nuove indagini del Dipartimento del Commercio.

28 luglio 2014
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