Fotovoltaico cinese: da marzo importazioni sotto controllo in UE

Secondo indiscrezioni di stampa, parzialmente confermate dal portavoce del Commissario UE al Commercio, a partire dal mese di marzo l’Unione terrà traccia di ogni pannello fotovoltaico che entra in Europa proveniente dalla Cina. Proseguendo nella sua indagine antidumping sul fotovoltaico cinese, quindi, l’UE ha iniziato a “contare” e “pesare” le importazioni di fotovoltaico cinese per capire se, e quanto, stiano ledendo la libera concorrenza e i produttori europei.

La decisione finale sull’imposizione, o meno, dei dazi al fotovoltaico made in China dovrebbe arrivare non prima di dicembre 2013. Ma grazie al tracciamento delle importazioni, qualora si dovesse pervenire a una decisione preliminare sulle tariffe in ingresso (decisione prevista per il 5 giugno al massimo, secondo la procedura europea), sarebbe possibile imporre dazi provvisori retroattivamente anche sui pannelli importati a partire da marzo.

Non è affatto un buon segnale per il fotovoltaico cinese, anzi sembrerebbe proprio la conferma di quanto avevamo ipotizzato il 19 febbraio: lo studio Prognos commissionato da AFASE che mette in luce possibili danni all’economia UE dall’imposizione dei dazi, altro non sarebbe che un tentativo di far pressione sulla Commissione che, appare chiaro ormai, sembrerebbe fortemente orientata a chiudere le porte all’import di fotovoltaico dalla Cina.

C’è di più: tra i primi di marzo e i primi di giugno corrono i canonici 90 giorni di retroattività degli ipotetici dazi. Ma, come detto, l’UE conferma solo in parte la notizia. John Clancy, portavoce del Commissario al Commercio Karel De Gucht (nella foto di questo post), ha affermato che la Commissione può confermare che la richiesta di registrazione dei moduli cinesi in ingresso è stata avanzata, che è una pratica normale e che tutti gli Stati membri sono stati consultati in merito, ma non può aggiungere alcun dettaglio:

Se la Commissione deciderà di imporre la registrazione, tale rilevante decisione sarà pubblicata sul Giornale ufficiale dell’Unione Europea. Vogliamo essere molto chiari: la registrazione di un determinato prodotto nelle procedure di difesa commerciale non è niente di straordinario.

Semplicemente permette all’industria interessata di formulare una data cosicché ci sia una possibilità di imporre misure retroattive in caso di conclusione in suo favore.

Questo tipo di registrazione è automatica nelle azioni di difesa commerciale nei confronti di altri grandi partner commerciali, premesso che deve essere richiesta dall’industria. Quindi non interpretatela in modo suggestivo: è semplicemente una procedura amministrativa.

Procedura che, aggiungiamo noi, non piacerà affatto ad AFASE, ai produttori e agli importatori di moduli fotovoltaici cinesi.

22 febbraio 2013
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