Fotovoltaico cinese, Comitato IFI: sì ai dazi anti dumping

La soluzione alla concorrenza sleale praticata in Europa dalle aziende cinesi del fotovoltaico potrebbe venire dall’adozione di dazi compensativi, che non sarebbero una violazione delle regole del libero mercato. A sostenerlo è Alessandro Cremonesi, presidente del Comitato IFI (Industrie Fotovoltaiche Italiane), intervenendo nel dibattito sulle misure anti dumping che l’Ue potrebbe adottare al più presto.

Secondo il Comitato IFI, gli eventuali dazi servirebbero a riequilibrare il gap competitivo tra gli operatori nazionali ed europei e quelli cinesi, che si è creato non per una migliore qualità dei prodotti orientali, ma a causa di atteggiamenti illeciti da parte dei produttori cinesi e del governo di Pechino.

Dichiara Cremonesi:

L’attività che sta svolgendo la Commissione Ue è un’indagine investigativa volta a determinare se e in quale misura possano essere state attuate delle pratiche illecite di dumping o di ricezione di sovvenzioni illegali da parte delle società produttrici e importatrici di moduli fotovoltaici cinesi. Riteniamo giusto che chi ha operato nel mercato barando, si assuma la piena responsabilità delle sue azioni e degli effetti che queste genereranno.

Per questo l’associazione contesta le recenti stime di AFASE (Alliance For Affordable Solar Energy), secondo le quali l’adozione di dazi o altre iniziative anti dumping potrebbe mettere a rischio 30.000 posti di lavoro nel fotovoltaico. A preoccupare IFI, invece, sono i 30 produttori europei e italiani di celle e moduli che nell’ultimo anno sono stati costretti a chiudere anche a causa della concorrenza sleale degli operatori cinesi.

30 novembre 2012
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