Fotovoltaico Cinese, Comitato IFI: evidenti azioni di dumping

Chiarire una volta per tutte le ragioni del progressivo calo dei prezzi dei moduli fotovoltaici “made in China”, verificando l’esistenza di eventuali azioni illegali di dumping da parte dei produttori e del governo cinesi. A tornare a chiederlo è stato il Comitato IFI (Industrie Fotovoltaiche Italiane), contestando la difesa delle aziende secondo cui il calo dei prezzi dipenderebbe solo dall’effetto delle economia di scala.

Dichiara Alessandro Cremonesi, presidente del Comitato:

Inizia ad avere toni imbarazzanti la difesa che i portavoce dei produttori cinesi stanno continuando a diramare, nel tentativo di condizionare l’opinione pubblica e gli organi istituzionali in una fase molto delicata dello svolgimento dell’investigazione anti-dumping condotta dalla Commissione UE.

Secondo Cremonesi, sono i dati pubblici di bilancio comunicati dalle stesse aziende cinesi a dimostrare l’esistenza di azioni di dumping. La maggioranza dei principali gruppi produttori di moduli ha dichiarato infatti milioni di perdite e margini negativi, non sostenibili se non in presenza di finanziamenti illimitati a tasso molto agevolato da parte degli istituti bancari di Pechino.

Il riferimento è ad esempio a Trina Solar, il cui margine operativo netto è passato dal +22% del terzo trimestre 2010 al +0,8% dello stesso periodo nel 2012, oppure a Yingli Green Energy, che ha avuto perdite di gestione per 152,6 milioni di dollari.

Prosegue Cremonesi:

Rispetto all’evidenza di tali numeri ci chiediamo come ancora possa ritenersi credibile la difesa che i produttori cinesi si ostinano a portare avanti, attribuendo alle economie di scala il “merito” di determinare i prezzi cinesi sul mercato europeo inferiori di oltre il 40% rispetto a quelli praticati dai produttori nazionali ed europei.

Secondo il presidente del Comitato IFI, dunque, queste compagnie hanno sicuramente goduto negli ultimi anni di “finanziamenti illimitati a tasso pressoché nullo da parte delle banche governative cinesi”. Proprio questo sarebbe il vantaggio illegittimo rispetto ai produttori italiani ed europei del fotovoltaico, che anzi dovuto fare i conti, negli ultimi tempi, con un accesso al credito sempre più problematico.

Quanto alla maggiore capacità produttiva delle aziende cinesi, un altro dei fattori che giustificherebbe i prezzi molto ridotti, secondo il Comitato IFI dipende essa stessa dalla concorrenza sleale esercitata negli ultimi anni.

Conclude Cremonesi a questo proposito:

Le aziende cinesi, tramite l’aggressione impari sul nostro mercato, hanno costretto i produttori nazionali di moduli a produrre al 50% della propria capacità produttiva. Inoltre, il continuo cambio di regolamentazione avvenuto in Italia negli ultimi due anni ha congelato gli investimenti di sviluppo di nuova di capacità produttiva, avviati e programmati dal 2010 in avanti, a causa di una contrazione del mercato dovuto dalla crescente incertezza degli operatori del settore.

10 dicembre 2012
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