Ennesima tegola sull’ipotesi di imporre dazi, a livello europeo, contro il fotovoltaico cinese. Secondo uno studio condotto da EuPD Research tra circa 120 società di installatori di fotovoltaico, infatti, la maggioranza della categoria sarebbe fermamente contraria a questo tipo di misura doganale.

>>Leggi le minacce cinesi verso l’UE per la questione dazi al fotovoltaico

Se i dazi fossero realmente introdotti gli installatori sarebbero ben presto costretti a modificare il proprio catalogo depennando i prodotti cinesi, resi molto meno attraenti dal prezzo maggiorato. Il prezzo finale dell’impianto, quindi, potrebbe salire e non di poco rendendo il fotovoltaico molto meno attrattivo.

La cosa maggiormente allarmante è che la ricerca di EuPD si concentra in particolare sull’impatto dei dazi sul settore dei piccoli installatori artigiani. Spiega Thomas Olbrecht di EuPD:

La nostra ricerca mostra chiaramente che la maggior parte degli installatori è contraria all’introduzione di questo tipo di misure. La motivazione principale degli installatori è che i dazi punitivi metterebbero a rischio il loro modello di business e che sarebbe molto probabile un aumento dei prezzi.

Molti installatori temono anche che anche alcuni prodotti europei potrebbero avere ripercussioni sul prezzo a causa dell’uso di forniture provenienti dalla Cina.

Una posizione molto simile a quella espressa in Italia da APER, Assosolare e GIFI e specularmente opposta a quella del Comitato IFI. C’è poi il problema della registrazione del fotovoltaico cinese, obbligatoria dai primi di marzo, che potrebbe portare a dazi preventivi retroattivi già a giugno. Ciò porterà molto probabilmente gli installatori a rifornirsi solo dai grandi grossisti per limitare il rischio di dover pagare un’ulteriore tassa in estate.

>>Leggi le critiche di APER, Assosolare e GIFI ai dazi sul fotovoltaico cinese

Dall’indagine di EuPD, però, emerge anche un’altra cosa interessante: molti degli installatori non sono soddisfatti dalle comunicazioni ricevute dai produttori cinesi e vorrebbero informazioni concise e oneste sulla reale situazione e sui possibili effetti dei dazi.

Non manca la critica ai giornalisti: i media dovrebbero fornire informazioni più obiettive sulla questione. Dovrebbero, cioè, essere più neutrali nel descrivere i fatti senza tifare per una o l’altra posizione.

Noi dal canto nostro continueremo a dare voce a tutti, mettendo in luce lo scontro tra le lobby che si sta consumando in questi mesi a Bruxelles e rendendo conto anche delle possibili soluzioni pacifiche a questa vicenda.

Fonte: EuPD

5 aprile 2013
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