Un’équipe di scienziati della Rice University ha messo a punto un nuovo catodo che permetterà di produrre celle solari più economiche e pratiche. La tecnologia sviluppata dai ricercatori, descritta sulla rivista The Journal of Physical Chemistry C, può essere applicata alle celle sensibilizzate con colorante, rendendole più flessibili e versatili.

Il team di ricerca coordinato da Jun Lou ha creato il catodo, uno dei due elettrodi presenti nelle batterie, da nanotubi in grado di aderire perfettamente al grafene, sostituendo i materiali costosi e fragili a base di platino utilizzati oggi dall’industria fotovoltaica.

Le celle solari sensibilizzate con colorante (Dye-Sensitized Solar Cells, DSSC), prodotte per la prima volta nel 1988, sfruttano un meccanismo simile alla fotosintesi clorofilliana. Grazie all’impiego di coloranti organici i fotoni vengono attratti dalla cella, che immagazzina una grande quantità di luce solare.

Anche se non sono efficienti come le celle solari a base di silicio, le celle solari sensibilizzate con colorante presentano diversi vantaggi. Innanzitutto sono più economiche di quelle tradizionali. In secondo luogo sono semi-trasparenti e possono essere applicate anche direttamente sui vetri, senza pregiudicare l’estetica di un edificio. Inoltre, possono essere utilizzate anche in penombra e producono energia persino nelle giornate più nuvolose o al coperto.

Secondo Lou, le DSSC potrebbero fornire energia anche ai nostri computer. Incorporandole nelle tastiere dei pc o nel mouse non sarà più necessario installare delle batterie perché la luce presente nella stanza sarà sufficiente ad alimentare i dispositivi.

Il nanotubo inventato dai ricercatori della Rice University è stato ribattezzato James Bond, in onore del suo inventore, il chimico James Tour. Il catodo è costituito da una base in grafene e da un nanotubo costruiti direttamente sul substrato in nichel che funge da elettrodo. Venti volte più piccola dei catodi con una base in platino, questa struttura ibrida lascia fluire molto liberamente gli elettroni al suo interno, migliorando l’efficienza delle celle solari a tinta sensibilizzata.

18 novembre 2014
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I vostri commenti
Giuseppe Bottiglia, domenica 23 novembre 2014 alle18:59 ha scritto: rispondi »

Un sentito grazie per i vostri aggiornamenti, la strada per arrivare all'eccellenza è irta di difficoltà, i nuovi materiali saranno la risposta futura alle nostre aspettative. Giuseppe Bottiglia

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