L’accordo fra Cina ed Europa sul prezzo dei pannelli solari che ha messo fine ai dazi antidumping, più che influire sui produttori cinesi, finirà per limitare i grandi progetti del Vecchio Continente. Sia IHS che Solar Trade Association sostengono, secondo quanto riporta Bloomberg News, che le misure colpiranno in particolar modo i progetti fotovoltaici su terra e la filiera delle installazioni.

Secondo gli analisti, nel 2014 il mercato europeo dei pannelli dovrebbe subire una sensibile contrazione: BNEF prevede una media di 9,5 GW installati per il 2013, di cui solo uno quota minima, fra il 12 e il 16%, sarà su larga scala.

L’accordo raggiunto, quindi, limiterà soprattutto gli europei, in particolare gli impianti a terra. Secondo Stefan de Haan, analista solare per IHS:

La decisione avrà l’evidente effetto di ridurre ulteriormente le grandi installazioni a terra. Il prezzo stabilito è troppo caro per questi progetti, che hanno bisogno di limitare i prezzi dei pannelli almeno a 50 centesimi per Watt.

Nel frattempo le aziende cinesi quotate in borsa, come Yingli e Jinko Solar, continuano a essere in rialzo, a differenza di quelle europee. A beneficiare realmente di queste misure, oltre alla Cina, sarà Taiwan: aziende come Gintech Energy Corp. e Motech Industries guadagnano dalle quote di mercato cinesi: non hanno nessuna restrizione e cercheranno di subentrare ai produttori europei. Pavel Molchanov, analista di Raymond James & Co. a Houston, ha spiegato:

Le imprese cinesi stanno comprimendo le vendite verso l’Europa, perché la dimensione del mercato europeo si sta restringendo e, con questo accordo, la quota si riduce ulteriormente. Il risultato inevitabile sarà quello di aumentare la loro dipendenza dalle vendite con bassi margini di guadagno, in un mercato nazionale e più economico

 

1 agosto 2013
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