Fotovoltaico a terra: vademecum dalla Regione Toscana

Il Consiglio Regionale della Toscana ha approvato ieri le nuove norme per l’installazione degli impianti solari a terra, il cosiddetto fotovoltaico agricolo, e sui frangisole. Regole che, però, valgono solo per gli impianti sopra i 20 kW di potenza.

Si tratta di un vademecum per il corretto inserimento del fotovoltaico nel pregiato paesaggio toscano, che comprende anche i suggerimenti sulle misure di mitigazione dell’impatto visivo e alcune prescrizioni sulle caratteristiche dell’impianto e sulla sua sistemazione al suolo. Ci sono anche indicazioni sulle opere accessorie, come quelle sulla viabilità, e sui sistemi di sicurezza.

Secondo l’assessore regionale all’Ambiente e all’Energia, Anna Rita Bramerini, con il vademecum si tutelano anche le aziende che hanno adesso una guida a cui uniformarsi nella stesura dei progetti. Questo dovrebbe ridurre la quantità di pratiche incomplete o inaccettabili presentate agli enti locali competenti.

C’era, a dire il vero, l’ipotesi di applicare il vademecum solo ai progetti sopra i 50 kW, quindi un po’ più grandi, ma è stata rigettata. Facendo due calcoli, e prendendo circa 8 metri quadrati per ogni kW di potenza dell’impianto, per un impianto a terra da appena 160 metri quadrati (sostegni esclusi) bisogna passare dal vademecum.

E, a dirla tutta, la guida toscana arriva ben in ritardo rispetto alla realtà del mercato fotovoltaico italiano: la sua prima stesura risale a inizio 2012 e c’è voluto un anno prima che diventasse legge. Nel frattempo, però, le installazioni di fotovoltaico a terra si sono quasi azzerate per via dei cambiamenti alle leggi che regolano gli incentivi.

Il nuovo vademecum toscano, quindi, si andrà ad aggiungere alla già abbondante burocrazia prevista dai registri GSE obbligatori per la stragrande maggioranza degli impianti di fotovoltaico agricolo.

12 febbraio 2013
I vostri commenti
Emanuele.C, lunedì 18 febbraio 2013 alle17:02 ha scritto: rispondi »

Gli impianti a terra su suolo agricolo non possono più godere degli incentivi pubblici (vedere D.L. 28 del 2011). Possono solamente vendere l'energia prodotta ed immessa in rete.

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