Fotovoltaico: a rischio 20 mila posti di lavoro con dazi contro Cina

Se l’Unione Europea imponesse realmente dazi commerciali contro il fotovoltaico cinese sarebbe una strage economica e occupazionale, soprattutto per Germania, Italia e Inghilterra. Lo afferma uno studio Prognos, commissionato dalla Alleanza per un’Energia Solare Accessibile (AFASE).

Lo studio prende propone tre scenari, via via peggiori, di possibili ripercussioni dei dazi sulle installazioni di impianti fotovoltaici in Europa. Con i dazi, ovviamente, i prezzi salgono e le installazioni scendono facendo perdere al vecchio continente lavoro e valore aggiunto. Anche la ripresa del fotovoltaico europeo, attualmente schiacciato da quello sotto costo cinese, non riuscirebbe neanche lontanamente a riequilibrare la bilancia.

Nell’immagine qui sotto potete vedere la curva stilizzata dell’impatto dei dazi sulla domanda dei moduli fotovoltaici importati dalla Cina: con un dazio del 35% sul valore del modulo fotovoltaico importato ci sarebbe un calo della domanda pari al 50% mentre con un dazio del 60% il calo nella domanda sarebbe del 55%, riducendo la richiesta europea di fotovoltaico al 45% di quella naturale.

Fotovoltaico dazi ue cina

In quest’ultimo caso, con un dazio del 60%, avverrebbe lo scenario 3 (quello peggiore) con tutte le sue conseguenze: un mancato valore aggiunto dentro l’UE pari a 27,2 miliardi di euro dovuto al crollo delle installazioni con la conseguente perdita di 242 mila posti di lavoro. Ma, specifica lo studio di Prognos, si avrebbe una leggera crescita della produzione europea di fotovoltaica, pari al 20% massimo rispetto ai numeri attuali, che limiterebbe la perdita occupazionale a 218 mila unità.

Non tutta l’Europa accuserebbe il colpo nello stesso modo: come si vede nella tabella successiva i paesi più a rischio sarebbero Germania, Italia e Regno Unito con, rispettivamente, 3,6 miliardi di euro e 84 mila posti in meno, 710 milioni e 20 mila posti in meno, 1,4 miliardi e 38 mila posti in meno.

fotovoltaico dazi ue cina impatto occupazione valore aggiunto

I dati sono sempre riferiti al triennio 3013-2015 e riflettono l’andamento di valore aggiunto e occupazione tenendo conto sia di quanto si perde importando di meno che di quanto si guadagna producendo di più in casa. Ma è chiaro che, alla fine della fiera, se i numeri di AFASE e Prognos sono giusti tutta l’Europa ci perde un sacco di soldi e di posti di lavoro.

C’è da chiedersi, quindi, chi sia e chi rappresenti AFASE e a nome di chi parli quando fa lobbying in favore del fotovoltaico cinese. Tra i soci sostenitori dell’associazione ci sono soprattutto ESCO, sviluppatori e installatori di impianti fotovoltaici. Pochi i produttori di celle e moduli, tra i quali anche la cinese Guanxi Group e Canadian Solar che, a dispetto del nome e della quotazione in borsa, produce soprattutto in Cina.

D’altronde AFASE è nata a fine febbraio 2012, proprio quando iniziava a girare la voce che l’UE avrebbe aperto un’indagine antidumping sul fotovoltaico cinese, sulla scorta dell’analoga iniziativa americana. E, dalla sua nascita, si è sempre schierata contro ogni ipotesi di dazi in ingresso per le celle e i moduli made in China.

Da notare, infine, che secondo un precedente studio AFASE, pubblicato a fine novembre 2012, i posti di lavoro a rischio in UE erano molti di meno: 30 mila al massimo, con “solo 13,2 miliardi di euro di perdite economiche. Che il nuovo allarme dell’associazione pro fotovoltaico cinese sia solo il preludio dell’effettiva introduzione dei dazi UE?

19 febbraio 2013
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I vostri commenti
Ilfotovoltaico Sardegna, mercoledì 20 febbraio 2013 alle10:12 ha scritto: rispondi »

Giusto imporre i dazi alla Cina, e se i dati esposti nell'indagine da AFASE e PROGNOS sono corretti, be che dire........battiamoci per far abbassare la tassazione, a carico delle aziende Europee, sui lavoratori. Così saremmo più competitivi......................

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