Rispetto alo stesso periodo del 2012, i primi tre mesi di quest’anno hanno visto un forte cambio di rotta nelle installazioni di nuove centrali elettriche negli Stati Uniti. Nel mese di marzo 2013, gli unici nuovi impianti entrati in funzione sono fotovoltaici.

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È quanto emerge dalla lettura degli ultimi dati della Federal Energy Regulatory Commission (FERC) americana, l’organismo di regolazione e monitoraggio delle infrastrutture energetiche statunitensi.

A leggere i dati si scopre che in tutto il mese di marzo sono stati installati solo 7 impianti, tutti solari, per una potenza complessiva di 44 nuovi MegaWatt elettrici. Nel periodo gennaio-marzo 2013 sono stati installati 75 impianti: 3 alimentati a gas (per 340 MW di potenza), 4 idroelettrici (5,4 MW), sei grossi parchi eolici (958 MW) e 28 centrali a biomassa (46 MW), 38 parchi fotovoltaici (537 MW).

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Calcolatrice alla mano è facile notare come, su 1.880 MW installati in totale oltre 1.500 MW sono rinnovabili: idroelettrico, eolico, biomassa (rifiuti esclusi, che sono calcolati a parte) e solare.

Nello stesso periodo dell’anno scorso i numeri erano ben diversi: una centrale a carbone (da 808 MW), 11 impianti a gas (1.145 MW), 7 centrali a olio combustibile (12 MW), 33 parchi eolici (1.431 MW), 37 centrali a biomasse (102 MW), 4 impianti geotermici (72 MW), 61 impianti solari (254 MW) per un totale di 3.833 MW, 1.868 dei quali rinnovabili e circa 2.000 da fonti fossili.

Una differenza nel rapporto fossili/rinnovabili notevole, dal 2012 al 2013 e per il solo periodo preso in considerazione. Ma, soprattutto, una brusca frenata nelle nuove installazioni. Che sono crollate di 2 GW tondi. Ma l’ottimismo finisce qui, perché il totale installato e in funzione negli Stati Uniti vede ancora una forte prevalenza del termoelettrico e del nucleare:

A fine marzo 2013, infatti, carbone, gas e petrolio rappresentano il 75% della potenza elettrica a disposizione, il nucleare il 9% e tutte le rinnovabili insieme il 15%. Ciò non vuol dire che i tre quarti dell’elettricità siano effettivamente prodotti dal termoelettrico, visto che ci sono anche negli Stati Uniti molte centrali quasi ferme perché non più competitive. Ma, certamente, non si può negare che la strada verso un’America realmente rinnovabile è ancora molto lunga.

16 aprile 2013
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