Il fotovoltaico a film sottile è una tecnologia solare molto promettente che negli ultimi anni ha fatto enormi progressi. I moduli solari composti da strati più sottili sono meno costosi perché necessitano di una quantità minore di silicio. Inoltre, lo scarso ingombro li rende maggiormente flessibili estendendone il campo di applicazione.

Una delle pecche del fotovoltaico a film sottile è la bassa efficienza di conversione che anche nei sistemi più evoluti raramente supera il 10%. Una soluzione per aumentare la produttività dei moduli fotovoltaici a film sottile arriva dalla Calyxo GmbH, un’azienda tedesca specializzata nella produzione di componenti fotovoltaiche.

La Calyxo GmbH di recente ha annunciato il lancio sul mercato di un nuovo modulo fotovoltaico a film sottile capace di raggiungere e superare un’efficienza del 14%. La tecnologia è già pronta per la produzione su scala commerciale e sarà a disposizione dei produttori fotovoltaici nel 2015. Il nome scelto per il modulo è CX4. Come illustra il dottor Michael Bauer, manager e direttore operativo della Calyxo:

Per noi è un grande risultato poter avviare una nuova linea di produzione per sviluppare moduli dalle elevate performance. Siamo convinti che la nostra nuova generazione di prodotti possa superare un’efficienza del 14%. Oltre a tagliare i costi, questa tecnologia ha il potenziale per diventare il semiconduttore sottile più potente.

Per creare il nuovo modulo a film sottile, gli ingegneri della Calyxo hanno utilizzato il tellururo di cadmio. Per abbassare l’impatto del processo produttivo l’azienda ha deciso di impiegare gli scarti di cadmio provenienti dall’industria mineraria. Questo metallo raro è estremamente tossico e smaltirlo ha costi elevati. Riciclarlo offre dunque un duplice vantaggio: tagliare i costi dello smaltimento e risparmiare l’energia dei processi estrattivi.

Il nuovo modulo CX4 in tellururo di cadmio è un semiconduttore più sicuro, efficiente e insolubile. Tra le tecnologie fotovoltaiche, quella basata sui moduli in tellururo di cadmio ha l’impatto ambientale e l’impronta idrica più bassa. Le emissioni generate dal processo produttivo vengono compensate in tempi brevi.

Con un metro cubo di tellururo di cadmio si possono infatti produrre ben 330 mila moduli, capaci di generare nel loro intero ciclo di vita 520 GWh di energia elettrica. Ottenere la stessa quantità di energia in una centrale alimentata dai combustibili fossili richiederebbe 80 mila m³ di gas naturale.

22 dicembre 2014
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I vostri commenti
valter pische, lunedì 22 dicembre 2014 alle12:23 ha scritto: rispondi »

Affermare che i moduli in film sottile, basati su tecnologie a base di CIS o CdTe, devono avere un costo piu' basso perche' si usa meno silicio e' quantomeno un controsenso. Affermare che il CdTe e' un materiale "sicuro" va contro a tutte le certezze ormai acquisite nel mercato. Affermare che verranno utilizzati gli scarti dell'industria mineraria per recuperare il Cd non e' in linea con la tecnologia di realizzazione dei moduli in CdTe che parte da precursori di purezza estremamente elevata (pena la perdita di efficenza). Affermare che il CdTe sia insolubile ed abbia "un'impronta idrica" piu' bassa lascia intendere che non vada ad inquinare le falde (capisco bene?), ma lascia aperte tutte le altre tematiche sulla difficoltà nel riciclare questa tipologia di moduli. Faccio infine presente che esistono da tempo nel mercato internazionale prodotti basati sulla tecnologia a film sottile CIS che oltre ad avere già efficienze del 14% (ormai anche del 15%), rispettano anche i requisiti RoHS (assenza di materiali inquinanti o quali Cd, Te, Pb). Ed i produttori di questi moduli garantiscono il totale recupero e riciclo degli stessi grazie all'appartenenza ai consorzi di recupero e riciclo previsti dalla normativa europea ed italiana.

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