Fotovoltaico a film sottile: la prima cella in carbonio

Gli scienziati della Stanford University hanno realizzato le prime celle fotovoltaiche composte interamente di carbonio, a differenza dei convenzionali moduli fotovoltaici che come è noto contengono silicio. Si tratta, più nel dettaglio, di una cella a film sottile con tutti i suoi componenti in carbonio, caratteristica che secondo i ricercatori rende il prototipo più economico delle tradizionali celle solari in silicio.

Trattandosi di un dispositivo a film sottile, i materiali in carbonio sono fissati a un substrato flessibile attraverso un bagno in una soluzione a hoc. In questo modo, spiegano i realizzatori della nuova cella solare in carbonio, nel prossimo futuro potrebbe essere possibile rivestire con una pellicola fotovoltaica superfici come finestre, edifici e automobili.

La novità, naturalmente, non sta nell’uso della tecnologia thin film, ma nell’impiego di componenti più economiche dell’indio e dello stagno solitamente utilizzati nelle celle a film sottile. I nanotubi di carbonio e fullereni (con diametro inferiore di 10.000 rispetto a un capello umano) che gli scienziati di Stanford hanno inserito nel loro prototipo, infatti, permettono di abbassare non solo i costi delle materie prime, ma anche quelli del processo di lavorazione.

Spiega infatti Michael Vosgueritchian, uno degli autori della ricerca:

Questa tecnica di rivestimento ridurrà il costo di fabbricazione, dal momento che non necessita di macchinari e strumenti costosi.

La nuova tecnologia, comunque, dovrà compiere ancora molti passi prima di poter essere competitiva sul mercato. Al momento, la cella fotovoltaica a base di carbonio è in grado, proprio a causa della sua composizione, di assorbire solo le lunghezze d’onda prossime all’infrarosso e di assicurare un livello di efficienza energetica che non raggiunge l’1%. Le sfida del futuro per i ricercatori, dunque, è già aperta: aumentare la resa delle celle senza silicio fino a poterle commercializzare.

5 novembre 2012
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I vostri commenti
NICOLA SPANO', sabato 5 aprile 2014 alle19:09 ha scritto: rispondi »

Sono un chimico del'Istituto Verona Trento di Messina e mi sto interessando di grafene. Più esattamente mi dedico ad utilizzare grafite industriale a basso costo da trasformare a GO e GOR o G. Un limite è la possibilità di impiantare su PET il GO o GOR per poi passare al solare . Mi interessa conoscere come fate a trasferire su PET i nanofili e come si potrebbe usare la stessa tecnologia per trasferire su PET il grafene .

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