Attira da sempre le attenzioni di scienziati e ricercatori, nonché le curiosità della popolazione più generale, per i numerosi misteri che la circondano. La Fossa delle Marianne, la più profonda depressione oceanica conosciuta al mondo, rimane perlopiù un ambiente ancora sconosciuto all’uomo. Le diverse spedizioni che si sono susseguite negli anni, tuttavia, hanno permesso di cominciare a conoscere parte della fauna e dei pesci che la abitano, alcuni dei quali dall’aspetto e dalle fattezze del tutto singolari.

Di seguito, qualche indicazione utile sulla Fossa delle Marianne, quindi alcuni degli animali che sono state di recente rinvenuti, grazie anche alle spedizioni del Challenger Deep, condotte dal regista James Cameron e dalla National Geographic Society.

Fosse delle Marianne: posizione e caratteristiche

Così come già accennato, la Fossa delle Marianne è la più profonda depressione oceanica conosciuta dall’uomo. Si trova a nord-ovest nell’Oceano Pacifico, al largo delle isole Marianne da cui prende il nome, in una zona abbastanza equidistante da Giappone, Nuova Guinea e Filippine.

La fossa presenta la forma di un arco, lunga all’incirca 2.500 chilometri, e raggiunge una profondità di 11.034 metri sotto il livello del mare nel punto più basso. La depressione pare abbia avuto origine in corrispondenza di due diverse placche tettoniche, ovvero dove la placca del Pacifico entra in subduzione con quella delle Filippine. La zona presenta, inoltre, numerosi vulcani sottomarini, caratteristiche di quelle acque, quali quelle al largo del Giappone.

Ancora poco è conosciuto sulla Fossa delle Marianne, anche perché di difficile esplorazione. Diverse le spedizioni internazionali, anche se le più famose sono quelle del batiscafo Trieste, capace di raggiungere il fondo il 23 gennaio del 1960, e quella del Deepsea Challenger, guidato da James Cameron. Il regista è uno dei tre uomini al mondo giunto in solitaria sul fondo, nonché il primo civile a tagliare questo traguardo.

La fauna e i pesci della Fossa delle Marianne

Nonostante la profondità, la Fossa delle Marianne è abitata da diverse specie animali, alcune già diffuse in tutto l’Oceano Pacifico, altre invece autoctone della depressione. Sebbene molte delle varietà debbano essere ancora scoperte, pesci e altri animali si caratterizzano spesso per delle forme inedite, dovute soprattutto alla carenza di luce sui fondali, nonché all’ossigeno più rarefatto e all’elevata pressione.

Già ai tempi del batiscafo Trieste, sul fondo della Fossa vennero rinvenute delle specie animali. Don Walsh e Jacques Piccard, infatti, riferirono lo stupore di incontrare delle particolari varietà di sogliole, dalla lunghezza di circa 30 centimetri, nonché alcuni gamberetti. Inoltre, vennero notate diverse diatomee, delle alghe unicellulari, su un fondale comunque chiaro e abbastanza luminoso nonostante la profondità.

È stata la spedizione del Deepsea Challenger, però, a fornire le informazioni più interessanti sulla fauna e sui pesci della Fossa delle Marianne, poiché l’intera immersione è stata ripresa con apposite apparecchiature video. Innanzitutto, pare che i fondali siano abbastanza ricchi di anfipodi, dei crostacei dall’aspetto molto simile ai gamberetti, molto diffusi in tutto il Pacifico. La differenza rispetto alle altre specie note, però, è nel colore – rosa pallido e bianco – e nella dimensione: dai 17 ai 30 centimetri. Nelle altre zone dell’oceano, invece, la grandezza è molto contenuta, all’incirca un pollice.

Sono state quindi notate delle oloturie, degli animali dall’aspetto a rametto abili nella mimetizzazione, specializzati nella raccolta di cibo e di detriti sul fondo del mare. Dopodiché sono stati avvistati dei foraminiferi, ovvero dei protisti filamentosi giganti, degli esseri semplici forse unicellulari, dotati di tentacoli e gusci di carbonato di calcio morbido.

Risalendo verso la superficie, è stato scoperto il cosiddetto “pesce fantasma”, un liparide dalle grandi pinne morbide, ricoperto di sensori gustativi con cui saggia l’acqua alla ricerca di cibo. Si ipotizza si tratti di una nuova specie, rispetto ai liparidi già conosciuti. Tra gli 8.000 e i 7.000 metri di profondità si possono incontrare decapodi e il Coryphaenoides leptolepis, un pesce di piccole dimensioni e dal corpo grigio, diffuso sia nell’Atlantico che nel Pacifico, quindi delle anguille Barathrites.

29 maggio 2016
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