Per il benessere del cane d’affezione sono necessari dei regolari controlli veterinari, per vagliare l’eventuale presenza di condizioni non immediatamente rilevabili dal proprietario. Fra queste vi potrebbe essere un eccesso di fosforo nel sangue, chiamato iperfosfatemia, un fenomeno che potrebbe essere collegato a diverse cause, alcune anche gravi. Quali sono le caratteristiche di questa condizione e, ancora, quali gli esami a cui sottoporre l’animale?

Prima di cominciare, è bene sottolineare come ogni valutazione del quadrupede spetti al veterinario, unico soggetto che potrà identificare con precisione la natura di un disturbo nel cane, nonché proporre il percorso di cura più adeguato. Le informazioni di seguito riportate, di conseguenza, hanno un carattere unicamente illustrativo.

Fosforo alto nel cane: cosa significa?

Il fosforo è un elemento essenziale per il benessere dell’organismo degli esseri viventi: in via semplificata, si può infatti affermare sia indispensabile per alcune funzioni cellulari, quali la formazione dei fosfolipidi della membrana cellulare, nel rafforzamento delle ossa, nell’assicurare il corretto funzionamento del sistema nervoso e del cervello, nonché molto altro ancora. Il fosforo viene normale assunto con la dieta ed è necessario fornirne all’organismo dosi equilibrate, poiché sia la carenza che l’eccesso possono determinare problematiche anche serie.

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L’iperfosfatemia, ovvero livelli di fosforo elevati nel sangue del cane, è un disturbo mediamente frequente, che può manifestarsi a qualsiasi età e per qualsiasi razza, sebbene tenda maggiormente a riguardare cani anziani, cuccioli o esemplari dalle funzioni renali ridotte. I sintomi non sono immediatamente identificabili dal proprietario, in particolare nelle fasi iniziali del disturbo, e possono comprende tremori e spasmi muscolari fra i tanti, soprattutto poiché l’aumento di fosforo comporta una diminuzione dei livelli di calcio.

Anche le cause della condizione possono essere molto variegate, quindi l’identificazione e il successivo percorso di cura spettano unicamente al veterinario. Tra le tante, un eccessivo assorbimento alimentare, una ridotta funzione renale con una scarsa eliminazione del fosforo in eccesso, alcune malattie ossee e molto altro ancora. A volte l’iperfosfatemia può essere un segnale di una patologia più ampia o pregressa, quali l’osteoporosi, disturbi alla tiroide, insufficienza renale o tumori ossei.

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Considerando come i sintomi siano tutt’altro che specifici, e non sempre di facile identificazione, il fosforo alto viene identificato tramite l’analisi del sangue del quadrupede, sia durante esami di routine che su indicazione precisa del medico. Di norma viene eseguito un esame di laboratorio emocromocitometrico completo, nonché l’analisi delle urine per verificare i livelli di fosfati. In caso di riscontro positivo, potrebbe essere suggerita un’indagine ai raggi X, sia per valutare le dimensioni dei reni che eventuali danni ossei. Ancora, in caso si sospetti la problematica derivi da uno squilibrio tiroideo, potrà essere valutata la funzionalità della ghiandola sempre con esami del sangue. La scelta della terapia più idonea spetta unicamente al veterinario: di norma si tende, dove possibile, a rimuovere o limitare la causa scatenante, ad esempio somministrando una dieta più equilibrata, ma anche farmaci per la regolarizzazione delle funzioni tiroidee.

18 agosto 2017
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