Se nel mondo si osservano tassi di deforestazione che secondo dati del WWF potrebbero portare a perdite entro il 2050, pari a 230 milioni di ettari di foreste, in Italia si osserva un andamento opposto. Un rappresentante dell’Italia presso le Nazioni Unite, durante un dibattito sulle foreste al Consiglio Economico e Sociale Onu (Ecosoc) ha affermato che:

In Italia è stato raggiunto un record di 200 alberi per ogni cittadino, le foreste crescono ad un ritmo dello 0,6% annuo, negli ultimi quattro decenni sono stati recuperati 3,5 milioni di ettari di terreno dedicato alla natura e la minaccia di inondazioni è stata notevolmente ridotta.

Le campagne di rimboschimento lanciate fin dal secolo scorso, secondo il rappresentante, avrebbero quindi prodotto i loro risultati. Le foreste sono una risorsa preziosa perché oltre ad essere fondamentali per il benessere delle popolazioni, partecipano al ciclo idrogeologico, fornendo protezione contro il dissesto idrogeologico, come gli oceani sono poi in grado di stoccare CO2 contribuendo a mitigare i cambiamenti climatici. Il rappresentante italiano infatti spiega:

Con le foreste urbane stiamo sperimentando la promessa di ridurre in modo significativo l’inquinamento e le malattie connesse. (Le foreste) Evitano l’intasamento dei canali di scolo attraverso la loro capacità di trattenere l’acqua, facilitano la gestione dei rifiuti, mitigano le ondate di calore, ed in generale migliorano la qualità della vita di milioni di abitanti delle città.

Tutto verissimo, solo che questo accade nelle condizioni ideali, quando cioè la gestione delle foreste viene attuata in modo efficiente e continuativo. L’aumento delle foreste, o meglio dei boschi, in Italia è però fortemente determinato dallo spopolamento delle montagne. Lo spiega anche Legambiente in un documento del 2014, a commento dei dati diffusi in quel periodo dal Corpo forestale dello Stato sui tassi di assorbimento di CO2 da parte dei boschi italiani.

Boschi in aumento quindi, ma boschi poveri, dove lo stato di conservazione appare insoddisfacente in troppi casi a causa di una gestione inadeguata o errata. Il punto dolente, secondo l’associazione, è che manca una vera politica forestale nazionale, evidentemente non ancora ritenuta prioritaria a livello politico. Bene quindi per il maggior quantativo di anidride carbonica che tutta questa massa incrementale riesce ad assorbire, meno bene per tutti gli altri “servizi” che la foresta potrebbe offrire, ma che non vengono resi disponibili.

I boschi italiani sono sottoposti a forti minacce, tra queste gli incendi, le fitopatologie e la presenza di specie aliene che sono pericolose per la biodiversità degli ecosistemi. Tutto ciò compromette i benefici che le foreste potrebbero portare e ne diminuisce la resilienza.

Boschi di questo tipo non sarebbero in realtà capaci di proteggere da frane e alluvioni: dati dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) del 2014 parlano di 987.560 abitanti delle aree collinari-montane, esposti a fenomeni franosi. E questo proprio a causa della carenza di manutenzione di questi territori.

Se vogliamo sfruttare questa preziosa risorsa, secondo Legambiente, serve innanzitutto istituire aree protette, ponendo particolare attenzione per le Aree Natura 2000 e predisporre dei Piani Forestali Regionali.

15 maggio 2015
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