In occasione del vertice “Tropical Landscapes Summit: A Global Investment Opportunity” svoltosi a Giacarta (Indonesia) il 27 e 28 aprile, WWF ha presentato ieri il suo rapporto “Saving forests at risk“. Proprio in uno dei Paesi che ogni anno perde più ettari di foresta vergine, soprattutto perché bruciata per far posto alla coltivazione della palma da olio.

Il rischio è però a livello globale: se entro il 2030 la deforestazione non si fermerà potremmo perdere fino a 170 milioni di ettari di foreste, 230 milioni entro il 2050. L’80% di questa perdita sarebbe concentrata in 11 aree:

  • Amazzonia
  • Foresta atlantica e Gran Chaco
  • Borneo
  • Cerrad
  • Choco-Darien
  • Africa Orientale
  • Australia orientale
  • Greater Mekong
  • Nuova Guinea
  • Sumatra
  • Bacino del Congo

Questi luoghi sono importantissimi non solo per la loro flora, ma anche per la fauna selvatica, ricchissima e che comprende specie in pericolo come oranghi e tigri. Sono luoghi che rappresentano un equilibrio in cui anche le popolazioni indigene locali hanno un ruolo importante: dipendono dalla ricchezza di queste risorse, ma come si è visto in studi recenti sono fondamentali per una migliore gestione delle foreste, che crescono più sane e rigogliose proprio dove le popolazioni locali ne fanno uso con la saggezza della mera necessità. Isabella Pratesi, Direttore del Programma di Conservazione Internazionale del WWF Italia, afferma:

Stiamo cercando di salvare le comunità e le culture che dipendono dalle foreste e garantire che queste continuino ad immagazzinare carbonio, filtrare la nostra acqua, fornire legname e l’habitat per milioni di specie.

Quali sono però le cause di una deforestazione sempre più spinta? La causa principale è legata all’agricoltura, che si sta espandendo sempre di più, moltissimi ettari di foresta tropicale vengono sacrificati anche per la coltivazione di palma da olio o della soia, oppure per l’allevamento commerciale.

Ci sono poi livelli di raccolta della legna che diventano insostenibili, mentre la presenza di miniere o di centrali idroelettriche, portano alla costruzione di nuove strade, che oltre a rubare superficie alberata, aprono a nuova deforestazione.

Attualmente l’attività dell’associazione del panda si sta concentrando su quello che viene chiamato “il cuore verde dell’Africa”. Si tratta del Parco di Dzanga Sangha, situato nel Bacino del Congo, un’area in cui negli ultimi anni deforestazione, bracconaggio e attività illegali di estrazione di materiali come il coltan sono state strettamente legate ai recenti conflitti armati, dovuti alla volontà delle varie forze in gioco, di avere più potere nello sfruttamento delle risorse del Paese.

Una situazione che mette a rischio l’esistenza di 700 mila ettari di foresta. Per aiutare questa realtà WWF sta realizzando una raccolta fondi, alla quale di può aderire dal sito http://criminidinatura.wwf.it/foreste.wwf.it/.

29 aprile 2015
In questa pagina si parla di:
wwf
Fonte:
WWF
Immagini:
Lascia un commento