Lo scorso febbraio, la camera di commercio di Dubai (uno dei sette emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti) ha dato il via all’innovativo progetto per la creazione di una “free zone”, un quartiere totalmente autosufficiente denominato Food City.

Lo studio di architetti GCLA (acronimo di Green Concepts Landscape Architects), ha proposto un piano per la creazione di un’incredibile e autosufficiente cittadina all’interno della metropoli mediorientale. Il progetto incorpora un ampio elenco di idee per la pianificazione urbana sostenibile, fra cui sistemi di energia rinnovabile e condizionamento termico.

Gli architetti di GCLA hanno descritto la loro proposta per Food City come il “matrimonio di paesaggio e urbanistica”. Il loro progetto integra una varietà di proposte per ridurre l’uso globale di energia, grazie a collettori solari e torri coperte con celle fotovoltaiche a film sottile, uniti ad innovativi generatori di energia piezoelettroci attraverso il moto urbano e ad un sistema di recupero di metano dal percolato delle fogne.

Per quanto riguarda la fonte dell’approvvigionamento idrico (il vero problema in quella zona, dove è ampia la presenza di deserto e dove il clima è sempre arido) nel progetto è previsto l’utilizzo della raccolta di acqua atmosferica, l’uso della dissalazione solare tramite collettori concentrati e quello di vari sistemi di riciclaggio delle acque grigie per tenere sotto controllo i livelli di acqua.

In sostanza, la visione del team di architetti di GCLA è un amalgama di quasi ogni iniziativa per la sostenibilità urbana pensata negli ultimi anni. Molti credono che sia qualcosa di utopico ma in quelle zone del mondo, grazie agli ingenti capitali petroliferi, si sono realizzati altri progetti ritenuti irrealistici altrove.

Secondo Farouk Qasim, capo del settore alimentare e delle bevande della Camera di Commercio e Industria (DCCI) di Dubai, il settore Food City si svilupperà su un’area di oltre 450.000 metri quadrati, sarà destinato a commercianti all’ingrosso di prodotti alimentari e potrà ospitare tra le 400 e 500 imprese. Il valore stimato del progetto è di 200 milioni di dollari, ma questa cifra potrà certamente variare, soprattutto in un settore come l’edilizia che anche da quelle parti è un po’ in crisi.

“Sarà tutto più facile per il commercio se le aziende saranno sotto lo stesso tetto, soprattutto per i controlli doganali e per lo stoccaggio. Sarà come un grande centro commerciale”, ha detto Qasim ai media locali. Secondo le prime stime, inoltre, Food City aumenterà la sicurezza alimentare di tutti gli Emirati Arabi, che importano quasi il 90 per cento dei propri prodotti alimentari. “Food City consentirà di praticare prezzi più competitivi e di immagazzinare scorte sufficienti in qualsiasi momento, così non ci sarà mai una carenza alimentare”, ha aggiunto Qasim. Il progetto Food City sarà suddiviso in quattro fasi, con la fase uno che dovrebbe essere completata entro il 2012.

27 maggio 2009
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