La produzione e il consumo di energia sono responsabili dei due terzi delle emissioni globali di gas serra. Per centrare i target siglati alla COP21 di Parigi occorre concentrare gli sforzi sul settore energetico, tagliando i sussidi al carbone, al petrolio e al gas. A sostenerlo è un documento del G7 in cui i leader si impegnano a sospendere ogni incentivo alle fonti fossili a partire dal 2025.

La dichiarazione d’intenti è stata firmata in Giappone dai leader di Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e Unione Europea, che hanno piantato simbolicamente degli alberi per celebrare il momento. Shelagh Whitley, ricercatrice dell’Overseas Development Institute, ha parlato di una giornata storica per il clima, criticando però la data scelta per lo stop ai sussidi. Secondo l’esperta per centrare i target di Parigi i leader avrebbero dovuto impegnarsi a tagliare i sussidi alle fonti fossili già dal 2020.

Il documento firmato in Giappone nei giorni scorsi è stato redatto nel 2009. A distanza di 7 anni i leader hanno finalmente definito i tempi dello stop ai sussidi. Un’altra novità importante nel testo definitivo della dichiarazione è l’eliminazione di una frase che limitava i tagli ai sussidi per il consumo di fossili. I leader del G7 potrebbero dunque agire in modo meno circoscritto, tagliando anche i sussidi per le esplorazioni.

I leader del G7 hanno invitato tutti gli altri Paesi a seguire il loro esempio, tagliando i sussidi ai fossili bollati come “inutili” e “inefficienti”. Il termine “inefficienti” nel testo si riferisce ai sussidi che generano una distorsione nel mercato energetico.

Tra i Paesi del G7 i sussidi alle fonti fossili sono già in calo. Non mancano però le eccezioni: dal Regno Unito che ha incrementato inspiegabilmente i sussidi al Giappone, che sta finanziando la costruzione di nuove centrali a carbone sia nel Paese che all’estero. Anche il Canada di recente ha esteso i sussidi al gas naturale.

Whitley fa notare che alcuni Paesi del G7 stanno remando in direzione contraria ai target di Parigi. L’OCSE ha stimato che ogni anno gli Stati membri spendono dai 160 ai 200 miliardi di dollari per sostenere l’industria dei fossili. Se si tiene conto anche dell’impatto economico dell’inquinamento generato dai fossili la spesa dei Paesi dell’OCSE ammonta a 5.300 miliardi di dollari all’anno. Una cifra che supera gli investimenti nella salute pubblica.

30 maggio 2016
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