Dopo il passaggio in Commissione Ambiente le novità positive introdotte dal Ddl 2093, il Collegato Ambiente alla Legge di Stabilità 2014, avevano fatto ben sperare. La Commissione Bilancio della Camera pochi giorni fa ha stroncato però due delle misure più rilevanti in esso contenute, quelle che facevano credere nella possibilità di un reale cambiamento verso le energie rinnovabili e potevano aiutare il nostro Paese ad uscire dalla crisi.

Sono stati bocciati infatti l’articolo relativo al “Fondo Italiano Investimenti Green Communities” e quello che stabiliva il divieto di praticare il fracking, ovvero la fratturazione delle rocce con getti liquidi ad alta pressione che contengono sostanze tossiche, realizzata per prelevare idrocarburi dalle profondità del suolo.

In merito alla Green Economy l’articolo 36 del Ddl prevedeva un fondo di investimento di 1 miliardo di euro, che doveva provenire per il 51% dalla Cassa depositi e prestiti e per almeno il 20% dal Tesoro. Nell’ultimo parere approvato sul provvedimento, che si basa sulla relazione tecnica depositata dal Governo il 1 ottobre, relativa ai punti critici del testo, si chiede di però eliminarlo perché prevederebbe un:

Obbligo in capo a Cassa depositi e prestiti di partecipare al predetto fondo, in contrasto con la sua classificazione all’esterno del perimetro della pubblica amministrazione.

A tal proposito, Enrico Borghi, che insieme ad Alessandro Bratti era stato relatore firmatario dell’emendamento relativo alla norma, aveva già proposto l’ipotesi di inserire nello Sblocca Italia, un’emendamento che allargasse le competenze della Cdp anche al settore della Green Economy.

Per quanto riguarda il fracking è stata chiesta l’eliminazione dell’articolo 26-ter. In esso si esprimeva il divieto esplicito della pratica, in base anche a motivazioni legate al principio di precauzione, in merito al rischio sismico e di inquinamento. Ora la Commissione ritiene al contrario che:

Appare necessario sopprimere l’articolo 26-ter, recante divieto di tecniche di stimolazione idraulica mediante iniezione in pressione nel sottosuolo, poiché non si possono escludere effetti finanziari negativi, derivanti dalla prevista automatica decadenza dalle concessioni e dai permessi in essere.

Già a inizio settembre il Ministero dello Sviluppo Economico era intervenuto per precisare che nel decreto “Sblocca Italia”:

Non è inserita una norma che autorizzi l’estrazione di shale gas (di cui peraltro non esistono giacimenti in Italia) né tanto meno la possibilità di sviluppare tecniche di fracking sull’intero territorio nazionale.

Un insieme di input contrastanti e una serie di passi avanti e poi di nuovo indietro. Segnali che si teme stiano a significare una sostanziale confusione politica, in assenza di un piano energetico nazionale che sappia veramente valorizzare i punti di forza del nostro Paese, o la netta volontà di non allontanarsi minimamente da un tipo di economia basata sul ciclo del carbonio.

13 ottobre 2014
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I vostri commenti
Idrogeno verde , martedì 14 ottobre 2014 alle20:39 ha scritto: rispondi »

Con 35 anni d'esperienza petrolifera GRIDO che le argille mancano di porosità e permeabilità utile a fornire gas in maniera economica. Un pozzo petrolifero convenzionale , ossia perforato in sabbia, rimane in produzione almeno 20 anni , ripagando così il costo sostenuto per la sua perforazione e fornendo le risorse finanziarie per coprire i nuovi investimenti, la ricerca sterile e l'utile d'impresa. Tutte le società che praticano Shale gas sono in perdita : occorrono sempre nuovi pozzi per rimpiazzare quelli che muoiono " giovani " e molti Stati americani hanno sospeso le attività di Shale gas a causa degli irrimediabili disastri ambientali . Noi Europei investiamo con criterio ma convinti nelle fonti rinnovabili e saremo fuori dal pantano energetico , ambientale e geopolitico senza farci incantare da false sirene ( leggi le Compagnie petrolifere ). Idrogeno verde

Silvano Ghezzo, lunedì 13 ottobre 2014 alle23:46 ha scritto: rispondi »

Codesta maggioranza parlamentare ha perso il lume della ragione oppure ha preso "incentivi" da chi ha interessi economici specifici nel settore estrattivo.

Angelo, lunedì 13 ottobre 2014 alle18:26 ha scritto: rispondi »

Ma beneee ! Più idioti di così si crepa ! Il fracking per lo shale gas andatelo a praticare nel giardino di chi ha votato contro il 26-ter ! Noi della bassa modenese abbiamo già ampiamente dato !

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