Dalla scorsa estate fino agli eventi di poche ore fa, circa un centinaio di foche e trichechi sono stati ritrovati senza vita sullo stretto di Bering in Alaska. Le prime analisi sui cadaveri hanno rinvenuto delle ferite alla pelle e una perdita del pelo a ciuffetti, forse foriere di un’epidemia che al momento risulta inspiegabile

L’US and Wildlife Service ha immediatamente allertato scienziati e veterinari, i quali hanno stabilito l’assenza di virus che potrebbero aver causato il contagio fra gli animali. Gli esemplari sono stati quindi sottoposti a intensi test patogeni, risultati tutti negativi: se una malattia esiste, non è fra quelle al momento conosciute. Cosa ha quindi causato la moria di tutti questi mammiferi acquatici?

La NOAA, ovvero la National Oceanic and Atmospheric Administration, ha dichiarato il caso come “un evento di mortalità inusuale” e dello stesso avviso sarebbe il Wildlife Service, pronto a estendere lo stesso status a tutte le coste a nord del Pacifico. Il sospetto, oltre che alla presenza di un fungo o di un batterio non ancora identificato, è che sia l’inquinamento ad aver procurato la morte di foche e trichechi, attaccandone il manto. Gli esemplari colpiti, torturati dal dolore delle piaghe sul loro corpo, sarebbero quindi deceduti per un mix letale di infezioni e freddo, data la perdita del pelo. Per questo motivo gli esperti sono alla ricerca di eventuali tossine presenti in acqua, così come di eventuali schiume o altre sostanze nocive disciolte nell’oceano. Alcuni trichechi rinvenuti presentano dei linfonodi al di sotto delle dimensioni minime di sicurezza, quindi si ipotizza che il misterioso agente attacchi direttamente il sistema immunitario degli animali.

Un’ipotesi ben più grave, tuttavia, potrebbe provenire dal recente disastro nucleare di Fukushima. L’Istituto di Scienze Marine statunitense, però, rimane molto cauto in merito a questa tesi, sollevata nelle scorse settimane da alcuni gruppi animalisti, perché le radiazioni giunte in Alaska dal Giappone sarebbero poco significative. Per scrupolo, tuttavia, nei prossimi giorni potrebbero essere condotti test di rivelazione sui radionuclidi del Cesio 134 e 137.

La misteriosa patologia, sempre che di una patologia si tratti, non ha coinvolto altre specie animali della zona quali gli orsi polari e, fortunatamente, nemmeno la popolazione locale. Le istituzioni dell’Alaska stanno cercando ora di coordinarsi con quelle russe sulla sponda opposta dello stretto, per capire se si tratti di un fenomeno condiviso. Se ne saprà sicuramente di più nei prossimi giorni, ma al momento gli scienziati sembrano brancolare nel buio.

8 gennaio 2012
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