Si sente spesso parlare di rimedi fitoterapici, ma altrettanto sovente non se ne conosce il significato. Sebbene sia facile comprendere come questa disciplina si basi sul ricorso a erbe e piante per la salute, in quale modo si declina la fitoterapia? E come può essere assimilata al grande gruppo dei rimedi naturali?

La fitoterapia, dal greco phytón (pianta) e therapéia (cura), è una pratica che affonda le sue radici in un passato lontano. L’obiettivo è quello di utilizzare le piante, i loro estratti, erbe ed essenze per curare malattie oppure disturbi vari dell’organismo. Si tratta del primissimo intento, nella millenaria storia dell’uomo, di rispondere alle patologie con la cura: è proprio dai rimedi naturali che nascono gli albori della medicina. Oggi le due discipline rimangono sostanzialmente separate, poiché la farmacologia ha di gran lunga superato la portata dei trattamenti naturali – per quanto spesso validi – e il riconoscimento non avviene ovunque. In Gran Bretagna, ad esempio, la categoria professionale è stata istituzionalizzata, così però non è in molte altre nazioni europee.

Evoluzione

Ippocrate

Hippocrates was an ancient Greek physician and is considered one of the most prominent figures in the history of medicine (460-377 BC) via Shutterstock

L’evoluzione della fitoterapia va di pari passo con quella dell’erboristeria, la cui sovrapposizione è evidente. L’origine è difficile da stabilire, poiché è probabile che sin dai tempi più antichi gli uomini sperimentassero gli effetti delle piante sull’organismo, ma molte testimonianze si rilevano nell’antico Egitto, nella Grecia di Ippocrate, ai tempi dell’impero Romano, ma anche nelle popolazioni Maya, Azteche e nella grandissima tradizione della medicina cinese ed asiatica. L’erboristeria si occupa, così come suggerisce il nome, della conoscenza delle piante – officinali, medicinali, aromatiche e via dicendo – e delle loro possibili applicazioni sia come rimedi terapeutici che come cosmetici o integratori. La fitoterapia non è altro che la branca, in linea generale e certamente non esaustiva, che si occupa proprio delle erbe a scopo terapeutico.

Proprietà

Malva

Mallow (Malva silvestris) with natural background via Shutterstock

A livello moderno, si considera la fitoterapia quella scienza che studia il ricorso alle piante medicinali per trattare o prevenire determinati disturbi, tramite ritrovati – quindi dall’azione farmacologica – oppure integratori. I rimedi proposti, chiamati appunto fitoterapici, vengono così definiti se medicinali finiti, dotati di principi attivi provenienti solo da vegetali, accompagnati da informazioni chiare e autoevidenti per il cliente. Comprendono preparati di piante grezze, oli essenziali, integratori in compresse, succhi, estratti di radici e molto altro ancora. La definizione delle dosi dipende sempre dal peso e dalle caratteristiche del soggetto, un fatto che differenzia fortemente la fitoterapia – e l’erboristeria in generale – dall’omeopatia, dove le sostanze sono invece enormemente diluite.

In via del tutto semplificata, erbe e piante contengono al loro interno delle precise sostanze chimiche, ognuna delle quali può avere degli effetti diretti sull’organismo. Agli scopi di cura, particolare importanza hanno i metaboliti, delle sostanze che le piante utilizzano per raggiungere vari obiettivi, dall’allontanamento degli insetti dannosi all’attrazione delle specie d’impollinazione, passando per il controllo delle risorse energetiche o la secrezione di linfa e altri composti. La fitoterapia ha studiato l’effetto di alcuni di questi metaboliti – polifenoli, glicosidi, terpeni, saponine, oli essenziali, alcaloidi e via dicendo – per il trattamento di svariati disturbi, giungendo a suddividere tali composti in tossici, antimicotici, antibatterici, virostatici, antinfiammatori, antiossidanti, lassativi, di regolazione degli ormoni e con effetti psicotropi. Di conseguenza, la scelta del singolo rimedio si basa sulle proprietà conosciute e determinate proprio da questi metaboliti: la Boswellia, per fare un esempio, è fortemente antiossidante data l’elevata presenza di saponine e acidi terpenici, mentre la mucillagine della malva è nota per le sue peculiarità antinfiammatorie e lassative. Molti dei principi attivi scoperti dalla fitoterapia, inoltre, sono serviti per la definizione della medicina moderna e sono tutt’oggi utilizzati per la preparazione dei comuni farmaci.

Efficacia e limiti

Studi clinici

Researcher holding a test tube via Shutterstock

Sono diversi gli studi clinici che, sia in vitro che con la sperimentazione sugli animali, hanno tentato di stabilire se la fitoterapia sia efficace per gli scopi per cui si propone. Stando a quanto riportato nel 2010 dal National Center for Complementary and Alternative Medicine dell’Institutes Of Health degli Stati Uniti, di circa 1.000 piante dagli effetti conosciuti, 356 studi ne dimostrerebbero le proprietà farmacologiche, ma il 12% dei rimedi non avrebbe di supporto sufficienti analisi delle loro proprietà. In particolare, mentre le erbe più diffuse e dal loro impiego comune – dalla camomilla alla passiflora, passando per altre sostanze largamente utilizzate in medicina come il curaro e il chinino – dispongono di principi attivi confermati a livello scientifico, per molti altri trattamenti non vi sarebbero ancora sufficienti controprove. Il problema principale, tuttavia, non è tanto l’effettiva corrispondenza tra principio attivo e conseguenze sull’organismo, quanto nella difficoltà di standardizzazione e riproduzione delle dosi, nonché sulla conoscenza estesa degli effetti collaterali. Per questo motivo non ci si può mai improvvisare erboristi o esperti in fitoterapia ma, così come per i comuni farmaci, il parere di un esperto medico diventa irrinunciabile. Soprattutto qualora si volesse abbinare un rimedio naturale a una cura canonica già in corso, con cui l’erba stessa potrebbe interagire anche in modo dannoso.

La fama ottenuta dalla fitoterapia negli ultimi decenni, unita alla rapida capacità di diffusione online delle informazioni, ha spinto le organizzazioni internazionali – come l’OMS – ad aumentare la sorveglianza sul ricorso a trattamenti naturali, proprio a causa della consuetudine diffusa all’automedicazione sulla base dell’equazione “naturale=benefico”. Così invece non è, poiché anche le piante possono minacciare la salute, quando alla cura non corrisponde un percorso approvato da medici e specialisti.

2 agosto 2014
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