FIP nei gatti: speranze da una nuova cura

Giungono nuove speranze per il trattamento della FIP, una grave malattia virale felina priva oggi di cure specifiche. Grazie al lavoro congiunto dei ricercatori dell’Università della California Davis e della Kansas State University, infatti, è stata testimoniata la preliminare efficacia dell’impiego di moderni antivirali per il trattamento dell’infezione. Sebbene gli studi siano ancora agli albori, vi sarebbero segnali confortanti sulla possibilità di guarigione nei felini, soprattutto se diagnosticati agli stadi precoci della malattia.

La FIP, ovvero la peritonite infettiva felina, è una grave malattia virale felina dovuta all’infezione da parte del coronavirus felino. La patologia può essere sia acuta che cronica e, di norma, si manifesta con inappetenza, diarrea, perdita di peso, mancanza d’attenzione per l’animale e grave deperimento fisico, tanto da portare alla morte. A oggi, non esiste una cura specifica per la pericolosa infezione, se non dei trattamenti unicamente sintomatici.

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Così come riportato nello studio, pubblicato sul Journal of Feline Medicine and Surgery, i ricercatori hanno condotto un piccolo trial su un gruppo di 20 gatti colpiti da FIP, con risultati incoraggianti dalla somministrazione di un antivirale di ultima generazione. Dai test è emerso come l’impiego del farmaco, soprattutto su animali giovani e diagnosticati precocemente, possa garantire una remissione dalla malattia.

Abbiamo scoperto che la maggior parte dei gatti, fatta eccezione per quelli con conseguenze neurologiche, possono essere condotti in remissione clinica con il trattamento antivirale, tuttavia raggiungere una guarigione è complesso per i casi cronici.

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La FIP oggi colpisce soprattutto i mici molto giovani, sotto i due anni d’età, soprattutto se vivono in prossimità di esemplari malati, come ad esempio nei rifugi o fra le colonie feline. La malattia è molto difficile da diagnosticare e, purtroppo, spesso i primi sintomi si manifestano a mesi di distanza dal primo contagio. I risultati positivi di questo studio preliminare, di conseguenza, permetteranno di comprendere maggiormente l’evoluzione della patologia, nonché di standardizzare un percorso di cura. Al momento, il farmaco usato non è disponibile al pubblico: serviranno ulteriori trial per stabilirne le dosi e il profilo di sicurezza, nonché diverso tempo per l’effettiva commercializzazione.

1 dicembre 2017
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