Il riscaldamento globale continua ad incidere sui normali equilibri della Terra con le fioriture ormai in costante anticipo. Proprio quest’ultime potrebbero rappresentare un indice importante per verificare l’andamento del global warming. A sostenerlo alcuni ricercatori, che hanno confrontato per la prima volta i dati raccolti da due importanti naturalisti: Henry David Thoreau e Aldo Leopold.

Secondo lo studio pubblicato dal PLoS ONE Journal, gli appunti e gli schemi redatti dai due naturalisti potrebbero fornire importanti risposte circa gli ormai sempre più frequenti anticipi di primavera degli ultimi anni. La Dr. Elizabeth Ellwood e gli altri ricercatori della Boston University hanno preso in esame i tempi di fioritura registrati da Thoreau presso il Walden Pond a Concord (Massachusetts) e quelli trascritti da Leopold e riferiti a The Shack, una località nel deserto nei pressi del fiume Wisconsin.

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Rispetto ai dati di Thoreau, i primi raccolti nel 1852, le fioriture attuali (valutate su 32 specie differenti di piante da fiore) avvengono in media con 10 giorni di anticipo. Significativi poi i riferimenti con due anni eccezionalmente caldi come il 2010 e il 2012, nei quali sono stati registrati 20 giorni di differenza con quanto indicato dal naturalista. La differenza nella temperatura rispetto alla fine del 1800 nella località è di 3,4 gradi Celsius.

Analogo quando accaduto con i dati di Leopold, dove per le 23 specie analizzate si è registrato un anticipo arrivato anche a 24 giorni durante il 2010 e il 2012. La temperatura in questa seconda località segna un + 1,7 gradi Celsius rispetto alla metà del 1900. Malgrado si tratti delle misurazioni fornite da soltanto due siti di ricerca, la climatologa della University of British Columbia Elizabeth Wolkovich invita a prendere i risultati con la giusta considerazione.

La Wolkovich ricorda che le due località si trovano a due differenti aree climatiche degli USA, una nell’entroterra e nei pressi della costa, pertanto possono contribuire all’elaborazione di un modello di sviluppo applicabile ad una vasta tipologia di zone. Risultati che in qualche modo sarebbero positivi secondo un altro ricercatore, David Inouye, biologo dell’Università del Maryland, non coinvolto nello studio.

Inouye sostiene che i cambiamenti climatici prima o poi saranno intollerabili per le piante, le quali saranno costrette ad evolversi per poter sopravvivere. Il fatto che continuino a spostare la fioritura anziché procedere ad un adattamento potrebbe essere interpretato come un segnale che il clima forse non è ancora totalmente compromesso.

18 gennaio 2013
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