Il finocchio è un ortaggio decisamente diffuso nell’alimentazione mediterranea: disponibile praticamente tutto l’anno, è sfruttato sia crudo che cotto, anche per infusi e tisane dal potere depurante. Quali sono i consigli, però, per coltivarlo in casa o in balcone?

Del finocchio esistono diverse varietà, quindi è necessario valutare quale risponda alle proprie esigenze prima delle coltivazione, anche con l’aiuto del proprio fornitore di semenze di fiducia. In linea generale si possono distinguere due grandi gruppi: i finocchi da erba, con un gambo poco sviluppato e dai semi simili alla liquirizia, e il finocchio da bulbo, quello più frequentemente utilizzato in cucina. Le modalità colturali sono simili, sebbene qualche differenza possa comunque persistere sia per la tipologia che per la zona di residenza.

Coltivare il finocchio: cosa sapere prima di iniziare

Il Foeniculum vulgare è una pianta erbacea della famiglia delle Apiaceae, delle ombrellifere originarie dell’area del Mediterraneo. Coltivato sin da tempi antichi, soprattutto nei bacini mediterranei, oggi la sua disponibilità è pressoché ubiquitaria, anche per la facilità di crescita in serra. Sebbene esistano moltissime varianti, in genere si distinguono due tipologie ben diverse. Il primo è il finocchio coltivato, dal sapore dolce e aromatico, di cui si consuma il bulbo bianco alla base. La pianta può raggiungere i 60-80 centimetri d’altezza, anche se normalmente il raccolto avviene prima della fioritura. Il secondo è invece il finocchio selvatico: con altezze anche oltre a 2 metri, si caratterizza per un fusto molto articolato, le foglie leggere e i tipici fiori gialli, disposti a ombrello.

Il clima preferito è quello mite, non eccessivamente caldo, sebbene il finocchio possa temere anche l’estremo opposto delle gelate. Coltivato in genere dall’estate e per tutto il successivo autunno, la sua produzione può in realtà essere estesa a tutto l’anno, sia con la semina all’aperto che la crescita indoor oppure in serra. Ama l’esposizione diretta al sole e non disdegna le località mediamente umide, un fatto che determinerà anche la frequenza dell’annaffiatura a seconda della zona di piantagione.

Il terreno preferito è quello morbido e drenante, tuttavia ricco di sostanze nutritive, sia organiche che da compost. Per questo motivo, prima della semina è necessario preparare adeguatamente il terriccio con un’opera di zappatura, per distribuire al meglio le sostanze nutritive che per arieggiare il terreno. La concimazione più frequente è quella a letame, distribuito a solchi e di rimpasto con il terriccio stesso.

Il periodo di semina, così come già accennato, è variabile a seconda delle zone. In genere si preferisce l’estate, soprattutto al Sud, ma non sono affatto rare delle coltivazioni già alla fine di febbraio o durante la più blanda primavera, proprio per assicurarne un ciclo di consumo esteso a tutto l’anno. Disponibile sia in seme che in piantine, la coltivazione richiederà sempre un buon apporto d’acqua, sempre in relazione alla zona di coltivazione. Il riferimento è l’umidità del terreno: pur non gradendo i ristagni d’acqua, il terriccio non dovrà mai essere arido. A questo scopo, utile è tenere traccia anche dei fenomeni atmosferici del proprio luogo di residenza.

Coltivare il finocchio in vaso o in orto

Il finocchio può essere agilmente coltivato in vaso e in orto, sia all’aperto che in casa. La soluzione in vaso è comunque mediamente rara, poiché l’estensione della pianta, così come anche le sue necessità di sole e aria, lo rendono un perfetto esemplare da giardino.

La predisposizione del contenitore è, come facile immaginare, importante. Si prediligano vasi generosamente profondi: sul fondo si predisponga un letto di ghiaia e cocci per favore il deflusso dell’acqua, quindi si riempia con del terriccio mediamente morbido, arricchito con concime, letame oppure compost. Qualora si preferisse l’orto, come già anticipato sarà necessaria un’opera di zappatura e concimazione dello stesso.

La semina avviene normalmente in semenzaio, per un trapianto successivo in terra piena. Si scavano dei solchi decisamente profondi, si inserisce qualche esemplare di seme e si ricopre con del terriccio non eccessivamente compatto. Si annaffia ripetutamente, senza eccessi o ristagni, e dai 40 ai 50 giorni le piante sono pronte per il trapianto. In alternativa, possono essere acquistate le piantine già germogliate, così da saltare in un sol colpo l’intera fase di semenzaio. In genere, quando gli esemplari avranno raggiunto un’altezza di 10 o 15 centimetri, li si trasferisce in solchi sufficientemente profondi in terra piena, opportunamente distanziati per garantirne l’estensione del successivo sviluppo. Tra le modalità più diffuse, la disposizione a file, affinché la coltivazione rimanga ordinata e il raccolto agevole. Quest’ultimo avviene normalmente dai tre mesi dalla semina, anche se le tempistiche variano normalmente in relazione alle dimensioni raggiunte dal bulbo. Inoltre, il raccolto stesso è scalare e progressivo: non vengono colti tutti gli esemplari, ma solo quelli immediatamente utili per garantire una certa continuità durante l’anno.

Tra le pratiche colturali utili durante la fase della crescita, la concimazione del terreno a intervalli ciclici, dagli 1,5 ai 3 mesi, quindi il controllo delle infestazioni. Sebbene non si tratti di un ortaggio particolarmente incline all’attacco dei parassiti, sembra non sia raro presenti colonie di afidi.

5 aprile 2015
I vostri commenti
damiano, venerdì 9 ottobre 2015 alle11:02 ha scritto: rispondi »

Vorrei sapere se.....le foglie del finocchio devo lasciarle crescere senza spuntare, per dar possibilità al bulbo di svilupparsi più velocemente. Attendo e grazie.

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