Si chiama finning ed è la crudele pratica dell’asportazione delle pinne di squalo appena pescato, la si effettua a bordo dei pescherecci poi l’animale viene rigettato in mare spesso ancora in vita. Privato delle pinne è destinato alla morte, vittima spesso di una lunga agonia e preda degli altri animali. La pratica ha radici lontane ed è legata alla commercializzazione delle pinne per uso alimentare e non. I maggiori acquirenti sono la Cina, Hong Kong, Singapore, Taiwan, Giappone dove la cottura delle pinne risale a tradizioni antichissime. Privilegio da sempre della classe agiata con il tempo il prodotto si è rivolto ad un mercato più globale, incidendo drammaticamente sulla sopravvivenza della specie.

L’asportazione delle pinne è illegale e proibita in moltissimi paesi come Stati Uniti, Canada, Brasile, Australia e Oman. Ma sono molti gli Stati che contrastano questa scelta inutile e tragica, che sta incidendo negativamente sull’ecosistema marino. Sono 20 le specie di squalo a rischio estinzione e la sua dipartita condizionerebbe gli equilibri del mare con un aumento esponenziale dei piccoli pesci. Questi nutrendosi di molluschi e simili inciderebbero a loro volta sull’estinzione degli stessi, importanti come elementi viventi di filtraggio delle impurità marine. Una catena che porterebbe al peggioramento della qualità dell’acqua, delle condizioni di vita dei suoi abitanti e dell’ambiente stesso.

Per questo motivo Andrea Zanoni, Eurodeputato e membro della commissione Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare nonché relatore del relazione “sulla proposta di Regolamento relativo all’asportazione di pinne di squalo a bordo dei pescherecci”, si è mosso perchè la Commissione ENVI del Parlamento europeo approvasse il divieto di deroga alla pratica di finning. Il risultato di larga maggioranza (52 presenti di cui 50 favorevoli, 2 contrari e 0 astenuti) fa ben sperare per tutta l’Europa, tristemente al secondo posto a livello mondiale per numero di catture di squali.

Così si è espresso l’Eurodeputato:

«Gli interessi della pesca allo squalo non possono causare la loro scomparsa nei mari europei. Si tratta di una pratica barbara che comporta l’asportazione delle pinne a bordo dei pescherecci, mentre lo squalo viene rigettato in mare a volte ancora vivo. Il larghissimo appoggio della Commissione Ambiente al mio rapporto dimostra quanto il problema sia reale e sentito. Per questo ho voluto rafforzare il testo della Commissione con una serie di emendamenti volte a contrastare il finning con tutti i mezzi possibili. Occorre monitorare minuziosamente anche la qualità dei controlli effettuati, in modo da fornire alla Commissione informazioni più precise e complete sulle ispezioni e le sanzioni applicate nei vari Stati membri. I fortissimi interessi legati al mercato di pinne di squalo destinate principalmente al mercato Hong Kong e della Cina, quale elemento base della ricercatissima zuppa cinese, non devono causare la scomparsa di questi animali dalle nostre acque. La loro sopravvivenza non ha prezzo».

Sul progetto della proposta approvata si dovrà esprimere il 30 maggio la commissione competente Pesca (PESC).

2 maggio 2012
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