Si fingeva animalista per recuperare gatti in difficoltà, in realtà i felini venivano macellati e la loro carne rivenduta ad alcuni ristoranti locali. È quanto è stato scoperto negli ultimi giorni in Cina, per una notizia che ha destato un certo sdegno sia fra la popolazione locale che, più globalmente, sui social network. La vicenda sarebbe accaduta nella cittadina di Chengdu, così come confema la testata Chengdu Business Daily.

Il responsabile della truffa pare sia stato colto con le mani nel sacco, mentre scuoiava alcuni gatti forse di recente recuperati, presso la sua piccola abitazione nella Cina sudorientale. Stando quanto riferito dalle testate locali, l’uomo avrebbe ospitato dozzine di felini ormai senza vita, per rivenderli come carne di coniglio ai ristoranti locali per circa 20 yuan al chilogrammo.

L’azione è stata scoperta grazie all’intervento combinato tra le forze di polizia locali e il Chengdu Aizhijia Animal Rescue Centre, a seguito di alcune testimonianze fornite da volontari. Lo scorso 23 novembre, le autorità e alcuni rappresentanti dell’associazione si sono recati presso l’abitazione dell’uomo, rinvenendo molteplici carcasse di gatto, nonché portando in salvo altri 49 esemplari ancora in vita.

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Secondo le testimonianze fornite dai vicini alla polizia, nonché da altre fonti rimaste anonime, l’uomo si sarebbe sempre proclamato un grande “amante degli animali”, nonché un convinto animalista. Una strategia, ipotizzano gli inquirenti, che avrebbe permesso all’accusato di recuperare un gran numero di gatti in difficoltà, forse con la promessa di garantire loro una migliore salute e condizioni d’accudimento più consone. In realtà, sembra che i felini venissero chiusi in un piccolo magazzino, in gabbie di circa 20 centimetri d’altezza, in attesa di essere soppressi.

Prima di procedere al fermo del responsabile, sembra che le autorità abbiano organizzato una compravendita con tanto di telecamera nascosta: nel video, l’uomo avrebbe proclamato la bontà della sua carne, mostrando al finto acquirente un esemplare ormai deceduto, dopo averne sciacquato i resti con una canna d’irrigazione da giardino. Per ammissione dello stesso dopo l’arresto, pare che i ristoranti non fossero consapevoli della provenienza effettiva della carne acquistata, poiché spacciata come di coniglio anziché di gatto. Al momento, pare non sia stata ancora avanzata un’accusa formale per l’uomo, nonostante il sequestro delle carcasse e il recupero di 49 esemplari in vita: gli inquirenti sarebbero al lavoro per valutarne la compatibilità con le leggi locali in vigore in materia di protezione degli animali.

Sui social network e sulle testate internazionali sono stati pubblicati scatti e video dell’azione di recupero: la crudezza delle immagini non è adatta a un pubblico impressionabile, in caso contrario si rimanda ai collegamenti riportati in calce nelle fonti.

1 dicembre 2016
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