È una tre giorni densa di incontri e approfondimenti su tutto ciò che riguarda il vasto e complesso tema energetico, quella in scena a Milano in occasione del Festival dell’Energia 2016.

Il Festival dell’Energia 2016 è un’occasione per riflettere sulla strada percorsa fino ad oggi e su quella che ancora rimane da fare, sui risultati raggiunti e sugli obiettivi da conseguire, nonché sulle opportunità che derivano da una presa di coscienza degli errori commessi.

Efficienza energetica e rinnovabili

Uno degli appuntamenti in programma ha cercato di rispondere ad una domanda che riguarda l’intero sistema paese: quando si parla di efficienza energetica e rinnovabili, conviene ancora investire in Italia? Un quesito più che legittimo, soprattutto in considerazione di quanto accaduto nel corso degli ultimi anni, a partire da una gestione non propriamente impeccabile dei fondi destinati agli incentivi.

La situazione è complessa: le istituzioni sembrano porre spesso un freno allo sviluppo e all’innovazione anziché supportarli e gli obiettivi stabiliti dal COP21 richiedono la messa in campo di misure e iniziative nell’immediato.

Ciò nonostante, Agostino Re Rebaudengo, presidente di AssoRinnovabili, invita a focalizzare l’attenzione sul lavoro svolto fino ad oggi e sui frutti che si troverà a raccogliere chi ha scelto di effettuare investimenti a lungo termine: il saldo sarà certamente in attivo.

Quando si parla di efficienza energetica il rischio è quello di non considerare nella loro totalità i molti ambiti in cui si potrebbe andare ad agire. C’è molto di più da fare che installare punti luce LED nelle linee dell’illuminazione pubblica, nonostante anche progetti di questo tipo siano essenziali. Una delle difficoltà maggiori è rappresentata dal convincere le imprese ad affrontare investimenti finalizzati a modificare un processo produttivo già collaudato.

È un problema tutto italiano, legato ad una sorta di “forma mentis” nostrana, mentre in Paesi che non è fuori luogo definire più lungimiranti (come ad esempio la Germania), l’efficienza energetica è già oggi il “core business” di molte realtà.

Nel corso del proprio intervento, Re Rebaudengo ha sottolineato inoltre come puntare in questa direzione arriverà un giorno a garantire vantaggi concreti non solo a chi opera sul mercato, ma all’intera collettività, ad esempio attraverso una riduzione delle emissioni nocive. In altre parole, un maggiore rispetto per l’ambiente.

A chi spetta, dunque, muovere il primo passo? A tutte le parti in gioco, nel nome di una maggiore cooperazione. Un importante input potrebbe giungere da chi governa, poiché nonostante sulla carta il tema dell’efficienza sia ormai da tempo al centro delle politiche del Paese, in termini concreti non si fa abbastanza.

C’è una sorta di “discrasia tra obiettivi e strumenti utilizzati per raggiungerli”. La liquidità nel settore delle rinnovabili non manca, così come lo spazio per crescere. Servono però strategie efficaci per stimolare visioni e investimenti a lungo termine.

Le leggi e la burocrazia costituiscono talvolta “fattori tragicamente bloccanti per lo sviluppo”. Ne consegue un’inevitabile fase di stallo. Dall’innovazione potrebbe arrivare una spinta decisiva per uscirne: dalla creazione di sistemi affidabili e performanti per lo stoccaggio dell’energia prodotta da rinnovabili, ad esempio, così come da una progressiva diffusione delle tecnologie legate alla Internet of Things, che automatizzando alcuni processi (in ambito domestico, così come lavorativo) aiuteranno a rendere il concetto di efficienza energetica finalmente più “sexy”, per usare un termine emerso sul palco del Festival.

Sostenibilità

Un altro tema che non è possibile non affrontare quando si parla di energia è quello della sostenibilità. Nel corso del panel si è partiti da un dato oggettivo: in Italia il 40% della produzione è legata alle rinnovabili. La percentuale è destinata a crescere in futuro, ma anche in questo caso c’è bisogno di politiche e piani di sviluppo a lungo termine. Senza di essi il Paese è inevitabilmente destinato a rimanere fermo, indietro rispetto alle altre realtà continentali.

Quel che si verifica in Italia è che i governanti spesso si limitano a inseguire l’innovazione, non a stimolarla. Si verifica una spaccatura tra il Paese e chi lo gestisce, tra chi intravede nell’innovazione la strada da percorrere e coloro che invece fanno resistenza passiva, restando ancorati al passato.

Piero Gattoni, presidente del Consorzio Italiano Biogas, propone di prendere come esempio di strada percorribile quella che viene definita una “nuova rivoluzione agricola”, dove una parte degli imprenditori non ha più il solo scopo di produrre indiscriminatamente, prediligendo la quantità alla qualità, senza tenere in considerazione le conseguenze che questo comporta sulle risorse naturali e sul territorio.

Una ricetta applicabile universalmente per favorire la sostenibilità non esiste. Ogni contesto fa storia a sé e necessita di un’analisi attenta e dettagliata. In ambito industriale ad esempio, approcci alla prototipazione e alla produzione come quelli ispirati dalla stampa 3D possono aiutare a ridurre i materiali di scarto, lo stesso vale in un’ottica più ampia per tutto ciò che riguarda l’economia circolare.

Secondo Toni Volpe, amministratore delegato di Falck Renewables, occorrono investimenti mirati, ancor meglio se effettuati e gestiti direttamente dalle realtà vicine al territorio a cui sono destinati.

Inoltre serve sviluppare competenze locali da esportare poi a livello globale. A questo proposito si ricorda che dei 10 miliardi di euro destinati dalle realtà italiane alle rinnovabili nel 2015, l’80% è stato destinato a finanziare progetti esteri. È necessario assicurare che la crescita finora registrata non si fermi.

Va infine lasciato andare il freno a mano tirato dalle istituzioni. Per capire di cosa si sta parlando basti pensare che, come ha ricordato Marco Peruzzi, presidente E2i Energie Speciali, nel nostro Paese “gli impianti nascono già vecchi”, a causa di ostacoli normativi e legati alle certificazioni, raggiungendo l'”obsolescenza tecnologia” in 10-15 anni. Lo stesso vale per i successivi e necessari interventi di revamping.

Un esempio virtuoso arriva dal car sharing, pratica sostenibile per definizione. Ne ha parlato Gianni Martino, country manager di Car2Go. Si eliminano i veicoli di proprietà, si diminuisce il numero di mezzi che circolano o stazionano in ambito urbano.

Il perfezionamento delle batterie equipaggiate sulle auto elettriche e una rete sempre più capillare di colonnine per la ricarica contribuirà un giorno a far sì che le flotte di questi servizi siano composte da vetture del tutto prive di emissioni nocive.

13 maggio 2016
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