L’8 marzo si celebra la Festa della Donna e, così come vuole tradizione, la giornata si tingerà dei colori primaverili e dalle note olfattive della mimosa. Un’occasione per omaggiare il ruolo del genere femminile all’interno della società, rinnovandone il rispetto e assicurandone i diritti, di cui questo fiore è da sempre simbolo. Secondo alcuni, la scelta di ricorrere alla mimosa deriverebbe dal triste incendio che, l’8 marzo del 1908, coinvolse 129 operaie in uno stabilimento di New York, dove vi erano grandi alberi di questa varietà. L’origine più accreditata, tuttavia, risale al 1946, quando l’Unione Donne Italiane (UDI) cercò un fiore che potesse rappresentare tutte le donne: pare si fece ricorso proprio alla mimosa poiché una delle primissime varietà a fiorire, e quindi a essere abbondantemente disponibile, già dai primi di marzo.

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Saranno moltissime le donne che, in occasione di questa giornata speciale, riceveranno un mazzetto di mimose in dono. Ma come conservarle fresche più a lungo possibile e, ancora, come riutilizzarle anche in un’ottica di riciclo creativo? Di seguito, qualche consiglio utile.

Conservare la mimosa fresca

Per mimosa si intende il caratteristico fiore dell’Acacia dealbata, una pianta appartenente alla famiglia delle Mimosaceae – o Fabaceae, secondo la classificazione APG – molto diffusa nelle aree temperate, anche del Mediterraneo. Dall’altezza importante e dalle chioma caratterizzata da ampie fronde, la pianta produce delle foglie sottili e allungate, di intenso colore verde e con sfumature grigiastre, da cui sorgono dei singolarissimi fiori. Molto profumati e di intenso colore giallo, hanno forme ridotte a capolino globoso e compaiono in racemi da una decina di esemplari ciascuno. Proprio i rametti dell’Acacia dealbata costituiscono l’omaggio floreale per l’8 marzo.

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La mimosa è un fiore molto esile e delicato: non capita di rado, infatti, che il semplice trasporto o lo spostamento del rametto causi la caduta dei globi gialli. Per far durare a lungo un rametto fresco ricevuto in dono, è necessario innanzitutto rimuovere, con l’aiuto di un piccolo coltello, le foglie più vicine all’estremità del gambo, per evitare possano marcire una volta immerse in acqua. A questo punto, si recupera un vaso abbastanza capiente, da riempire con acqua a temperatura ambiente. La mimosa è una varietà che assorbe quantitativi importanti di liquidi e, per questo, sarà necessario cambiare l’acqua spesso, assicurando che l’estremità del gambo risulti sempre immersa. Inoltre, considerato come il fiore non disdegni una lieve acidità, si può versare qualche goccia di succo di limone direttamente nel vaso, senza esagerare. Bisognerà quindi esporre il rametto alla luce del sole, preferibilmente sul davanzale di una finestra, assicurandosi però che il calore dell’ambiente non sia eccessivo: i fiori, infatti, non amano una temperatura superiore ai 20 gradi.

Essiccare la mimosa

Proprio perché fiore molto delicato, il riutilizzo della mimosa fresca è decisamente difficile: gli sbalzi di temperatura e di umidità, infatti, ne possono causare velocemente la morte. Diverso, invece, è il ricorso alla mimosa secca, protagonista di molte opere di riciclo.

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Il metodo più diffuso per essiccare la mimosa vede l’impiego di un libro. È sufficiente adagiare un rametto tra le pagine: alla chiusura del tomo, l’effetto della pressione, del buio e della mancata circolazione dell’aria permetteranno di ottenere, dopo una ventina di giorni, una perfetta mimosa secca. Per evitare che il fiore possa lasciare delle macchie sulle pagine, è possibile sfruttare un foglio protettivo di carta assorbente da cucina.

Il processo appena descritto, tuttavia, porta alla creazione di un fiore secco appiattito, privo della consistenza tipiche delle sfere della mimosa. Per mantenerne intatte le forme, di conseguenza, è possibile raggruppare più rametti di mimose, rimuovendo le foglie più ingombranti all’altezza dello stelo, dopodiché si legano in modo saldo i gambi con dello spago e, infine, si appendono i fiori capovolti in in luogo buio e asciutto. Indicato sarà adagiare sul terreno un panno oppure un grande foglio di carta da pacco, perché durante il procedimento diversi globi potrebbero cadere a terra.

Riutilizzo creativo

Una volta secca, la mimosa può essere impiegata per le più svariate idee creative, basta lasciare correre la fantasia. Una prima soluzione potrebbe essere quella di aggiungere i rametti di mimosa a una composizione di fiori secchi, avvalendosi dell’apposita base in spugna verde: è possibile abbinarla alle più svariate tipologie, ad esempio con le rose, giocando con l’altezza dei rametti per un effetto più corposo.

Per chi ne gradisse il profumo, per quanto decisamente attenuato per la pianta essiccata, si potrà invece optare per un casalingo pot pourri. In una piccola ciotola, meglio se di legno o ceramica, si adagia una manciata di globi di mimosa, aggiungendo altre varietà a proprio piacere, nonché spezie ed essenze per aumentarne le note olfattive. Si può optare per la cannella, il chiodo di garofano, ma anche bastoncini di sandalo, incenso o qualche goccia di tea tree oil.

Così come tutti i fiori secchi, anche la mimosa si può prestare alle opere di découpage, in particolare nella sua versione appiattita. Si potrà, ad esempio, realizzare un segnalibro o della carta da lettere personalizzata: si stende su carta o cartoncino un sottile strato di colla vinilica, si adagiano con attenzione rametti e fiori fino a ottenere la composizione artistica desiderata e si lascia asciugare. Dopodiché, si sente una nuova mano di colla, con l’aiuto di un delicato pennello sia per non rovinare il fiore che per evitare bolle e grumi: una volta asciutta diverrà trasparente e costituirà lo strato protettivo della propria creazione. Con lo stesso metodo, naturalmente, si potranno abbellire scatole di legno da usare come portagioie, ma anche candele oppure oggetti in ceramica.

5 marzo 2017
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