Il desiderio di procreare accomuna moltissime coppie, pronte ad allargare la famiglia per accogliere una nuova vita. Non è sempre semplice, tuttavia, raggiungere il concepimento, poiché sono molti i fattori che potrebbero influire sulla capacità di fecondazione. In questo frangente, quali sono le caratteristiche determinanti per la fertilità maschile e, soprattutto, quale alimentazione seguire per migliorarla?

Prima di cominciare, è bene sottolineare come eventuali problemi connessi alla fertilità maschile possano dipendere dalle più svariate ragioni, dallo stile di vita a patologie pregresse, passando per molto altro ancora. È quindi necessario vagliare sempre il parere del medico curante e degli specialisti, quali ad esempio l’andrologo, per indagare e risolvere eventuali condizioni già esistenti. Una corretta alimentazione può di certo essere d’aiuto nell’incentivare la fertilità, ma non può considerarsi risolutiva di problematiche e patologie varie, anche gravi. Di conseguenza, le informazioni di seguito riportate hanno una funzione unicamente illustrativa.

Fertilità maschile: cosa la influenza?

Per fertilità maschile si intende, come facile intuire, la capacità dell’uomo di riprodursi, ovvero di giungere alla fecondazione dell’ovulo femminile. Il genere maschile inaugura il periodo fertile durante la pubertà e, a differenza della comparte femminile, vi può rimanere fino a età avanzata.

In linea estremamente semplificata, la fertilità nell’uomo è connessa alla quantità, alla qualità e alla mobilità degli spermatozoi, prodotti dai testicoli e contenuti all’interno dello sperma. In condizioni normali, nel liquido seminale vengono rilevati 40-150 milioni di spermatozoi per millimetro cubo, anche se si ritiene valori più bassi, quali 20 milioni, siano già sufficienti per raggiungere la fecondazione. Per garantire buone possibilità di successo nella procreazione, inoltre, è necessario che gli spermatozoi non siano deformi, quindi che mantengano una buona mobilità: questa caratteristica, infatti, determina la loro capacità di risalire il canale vaginale fino all’incontro con l’ovulo. Tali caratteristiche vengono di norma valutate con lo spermiogramma, un’esame di laboratorio che consente proprio di analizzare il numero, la forma e la vitalità degli spermatozoi.

=> Scopri il ruolo dello stress sulla fertilità


Sono molti i fattori che possono influenzare la fertilità maschile, molti dei quali assolutamente fisiologici, come nel caso dell’età: con l’invecchiamento si assiste a una naturale riduzione nella produzione e nella qualità degli spermatozoi. Ovviamente, il dettaglio anagrafico non è l’unico fattore da tenere in considerazione: a ridurre le capacità di procreazione possono contribuire anche uno stile alimentare sregolato, l’eccessiva sedentarietà, l’obesità e il sovrappeso, l’abuso di sostanze stupefacenti e di alcol, il vizio del fumo, l’assunzione di alcuni farmaci, squilibri ormonali, alcune patologie e molto altro ancora. Sul fronte delle patologie, giocano un ruolo sia quelle a carico dell’organismo nel suo complesso, come le croniche o le infezioni, nonché quelle a carico dei testicoli, ad esempio il varicocele, e della prostata. Tutte queste condizioni devono essere necessariamente valutate dal medico e dagli specialisti, tramite esami specifici dell’area genitale, la valutazione delle caratteristiche del liquido seminale, l’analisi del dosaggio ormonale e molto altro ancora.

Fertilità maschile e alimentazione

Così come accennato, un’alimentazione tutt’altro che regolare può avere conseguenze sulla fertilità nell’uomo. Il primo consiglio, di conseguenza, è quello di seguire un regime basato sul modello della dieta mediterranea, con un corretto apporto di carboidrati, proteine, grassi, fibre, vitamine e sali minerali. Tra le tante qualità, la dieta mediterranea è indicata soprattutto per la salute dell’apparato circolatorio, il cui benessere allontana disturbi legati alla funzionalità erettile che, per quanto non direttamente legata alla qualità del liquido seminale, di certo contribuisce nella buona riuscita dell’amplesso.

Sono molti i cibi che possono stimolare, con il loro apporto nutritivo, un buon equilibrio nella produzione di spermatozoi. In particolare, utili sono gli alimenti ricchi di vitamine A, C, E, D e acido folico, tra cui spicca la verdura a foglia verde dalla lattuga agli spinaci, gli agrumi come limoni e arance, le principali varietà di funghi e molti altri ancora. Interessanti sono tutte le varietà di cavoli, broccoli e cavolfiore, ma soprattutto quegli ortaggi dal riconosciuto sostegno antiossidante. Pomodori e carote, ad esempio, sono rispettivamente ricchi di licopene e betacarotene, utili nel stimolare sia la produzione di testosterone che il normale sviluppo degli spermatozoi. Allo stesso modo, è certamente consigliato ogni vegetale dall’elevato apporto di vitamina E, uno dei principali contrasti all’azione dei radicali liberi e amico per la regolazione dei processi ormonali dell’organismo.

=> Scopri le carote per la fertilità maschile


Qualora il proprio stile alimentare non escludesse prodotti di origine animale, come nel caso della dieta vegetariana, o anche i derivati, come in quella vegana, sarà indicato preferire le carni bianche alle rosse, ridurre l’apporto di colesterolo preferendo formaggi e latticini magri, nonché approfittare della frutta secca. L’assunzione di fibre, infine, permetterà una migliore gestione dell’assorbimento degli zuccheri, i cui eccessi potrebbero non essere indicati per la spermatogenesi, mentre il miglior transito intestinale ridurrà sollecitazioni e irritazioni a livello del prostata.

Vi sono anche molti rimedi naturali che potrebbero essere vagliati per incrementare la fertilità maschile, dalla maca peruviana al gingko biloba, ma l’assunzione deve essere sempre concordata con il medico, sia per appurarne la compatibilità con la propria condizione che per evitare eventuali effetti collaterali.

9 luglio 2017
Lascia un commento