Fermato al confine con il Laos un camionista: è stato arrestato per trasporto abusivo di cuccioli di tigre. Le autorità thailandesi gli hanno sequestrato ben 16 piccoli stipati in casse di plastica. L’uomo si è giustificato sostenendo di aver ricevuto la somma di 500 dollari per il trasporto delle tigri. Ma dopo aver superato il posto di blocco, è stato fermato poco prima del confine e assicurato alla giustizia.

Ora rischia 4 anni di carcere, perché il traffico di tigri è illegale. In particolare in Thailandia dove vengono impiegate per la creazione di medicinali legati alla tradizione obsoleta. Inoltre la pelliccia viene rivenduta a prezzi altissimi, per il mercato della moda e del pellame. I 16 cuccioli sono ora al sicuro presso il National Park, quindi affidati alle cure dei funzionari della fauna selvatica a Khon Kaen.

La Thailandia è un luogo simbolo per quanto riguarda le tigri, dove la loro esistenza è spesso minacciata e al contempo accettata. Se da una parte il commercio e il traffico illegale è interessato alla loro vendita clandestina, con relativa produzione di articoli per tutto il mercato asiatico, dall’altra le Tigri trovano rifugio all’interno di parchi e monasteri.

In particolare i templi buddisti, come quello di Saiyok, sono luogo di pace accoglienza dove tigri e monaci convivono in armonia. I 50 esemplari presenti si comportano come grossi gattoni in attesa di coccole e cibo. Il luogo è stato ribattezzato Wat Pha Luang Ta Bua, cioè Tempio delle Tigri, e i monaci durante gli anni si sono resi protagonisti di salvataggi e riabilitazione.

Le tigri, letteralmente strappate dalle mani dei trafficanti, hanno trovato casa e cure presso il luogo di culto. Protette e salvaguardate questi felini, che rischiano l’estinzione, sono seguiti sia da volontari che dai monaci stessi. Sono anche una piccola attrazione per i turisti, i quali possono testare dal vivo il perfetto equilibrio creatosi in tutti questi anni.

29 ottobre 2012
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