Una conseguenza del randagismo felino potrebbe avere effetti rilevanti sulle condizioni di vita di anatre e oche. È quanto emerge da uno studio condotto alle Hawaii, dove l’elevata presenza di gatti randagi avrebbe aumentato i contagi da Toxoplasma gondii, un parassita che trova proprio nei felini il suo ciclo vitale completo.

Presso le isole Hawaii vivono delle specie rare di oche e anatre, simili alle varietà Canadesi, ma uniche nel loro genere. Da sempre minacciati, questi volatili hanno rischiato l’estinzione negli anni ’50, con solo 30 esemplari allora esistenti, per poi ripopolarsi velocemente grazie alla conservazione e alla riproduzione in cattività. Oggi si stima siano circa 2.500 i pennuti in libertà.

Di recente, però, si è scoperto come la qualità della vita di queste oche e anatre abbia subito un rallentamento, un peggioramento forse connesso all’aumento di gatti randagi sulle Hawaii. Uno studio pubblicato sul Journal of Wildlife Disease, infatti, spiega come sempre più volatili vengano infettati dal parassita che causa la toxoplasmosi, le cui oocisti sono normalmente presenti nelle feci del felini. È quindi possibile che questi esemplari siano entrati in contatto con i rifiuti fisiologici dei gatti, alimentandosi con vegetali contaminati o con altri elementi, quali insetti e vermi, normalmente rinvenuti sul suolo.

Presso l’isola di Molokai, dove la presenza di gatti randagi è più elevata, circa il 48% di oche e anatre è positivo all’infezione da Toxoplasma gondii. Il tasso si riduce del 23 a Maui e del 21 a Kauai, dove le popolazioni di felini in libertà sono molto ridotte. Sebbene pare che questi uccelli riescano a gestire senza troppe limitazioni l’infezione, gli autori dello studio pensano che il parassita possa rendere oche e anatre più inclini ai traumi, sebbene la conferma arriverà forse da studi aggiuntivi che verranno conclusi solo nei prossimi anni. La ricerca, tuttavia, sembra essere utile per lo sviluppo di nuove strategie per la contenzione dei gatti randagi, anche con pratiche riconosciute come la sterilizzazione. Così spiega Grant Sizemore, direttore e studioso di specie invasive presso l’American Bird Conservancy:

Mentre apprezziamo i gatti come animali da compagnia e ne riconosciamo il ruolo nella vita di molte persone, è chiaro che la continua presenza di gatti randagi nei nostri parchi e circondari possa avere un impatto negativo sulle specie selvatiche. Prima che un’altra specie scompaia o un’altra persona prenda la toxoplasmosi, dobbiamo comprendere la gravità del problema e prendere decisioni decisive per risolverlo. Partendo da un accudimento responsabile dei gatti.

Gli studiosi ricordano come la scelta di un gatto come animale domestico non ponga grandi rischi di salute, poiché le oocisti sopracitate sono presenti unicamente nelle feci di esemplari infetti. Per evitare inutili rischi, di conseguenza, è sufficiente seguire le normali norme igieniche per la pulizia della lettiera, quindi indossando i guanti e lavandosi accuratamente le mani dopo l’operazione. Gli esperti spiegano come, sebbene nel gatto il Toxoplasma gondii completi la sua fase di vita, per l’uomo i veicoli di contagio più probabili sono altri, come l’ingestione di frutta e verdura non adeguatamente lavata.

13 giugno 2016
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