Si è spesso parlato dell’utilità del riciclo degli escrementi per creare carburanti particolarmente efficienti. E, fra le tante specie animali, i panda si sono rivelati decisamente utili a questo scopo, così come mostra un esperimento in uno zoo di Parigi. Ora un simile progetto sta per partire in quel di Menphis: le feci dei tanto ammirati orsetti serviranno per produrre biofuel.

Il proposito proviene dai ricercatori della Mississippi State University e lo studio è stato presentato alla 246esima edizione del National Meeting & Exposition of the American Chemical Society (ACS). A differenza della normale produzione di biogas da feci umane e animali, la ricerca in questione si focalizza su alcuni microbi del panda particolarmenti efficienti nella macerazione e nella fermentazione del legno.

Normalmente, tutti i vegetali impiegati nella produzione di gas e combustibili – quali il mais – devono essere pretrattati per separare i polimeri di zuccheri, così per estrarre poi olio o etanolo. La procedura è particolarmente costosa, ma ecco che entrano in gioco gli orsi bianchi e neri: nelle loro feci è conservata una famiglia di microbi, utile per la digestione del bambù, in grado di effettuare questo processo autonomamente e in modo del tutto economico. Economico perché basta raccogliere e riciclare le deiezioni degli animali. Così spiega Ashli Brown, biochimica presso l’omonimo dipartimento della Mississippi State University:

I microbi che abbiamo trovato sono simili ai batteri digestivi rinvenuti nelle termiti, gli stessi che aiutano le termiti a distruggere e digerire il legno. Tuttavia, i nostri studi dimostrano come i batteri presenti nell’intestino dei panda siano più efficienti nella trasformazione dei vegetali rispetto a quelli rinvenuti nelle termiti e, quindi, potrebbero essere migliori nei processi di creazione del biofuel.

I primi esperimenti, così come già annunciato, verranno effettuati allo zoo di Menphis: i preziosissimi escrementi di panda verranno raccolti e utilizzati per generare biomassa, carburante ed energia. Chissà che un simile proposito non porti a una migliore salvaguardia dell’animale, da sempre in via d’estinzione, riconoscendone l’unicità della sua esistenza.

12 settembre 2013
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