Feci di cane non raccolte: arriva il test del DNA

I proprietari di cani poco interessati alle regole della civile convivenza potrebbero avere le ore contate. Quante volte, infatti, ci si imbatte in feci canine lasciate senza alcuna remora sul marciapiede, sui viadotti di un parco pubblico o – peggio ancora – nel giardino o sulle scale del condominio? Per identificare il proprietario irresponsabile, arriva oggi il test del DNA.

La singolare idea è nata dagli amministratori di un condominio di Devon Wood, nel Massachusetts, stanchi di trovare deiezioni canine non raccolte negli spazi comuni, tra giardini, portoni e atri. Così, dopo le numerose sollecitazioni lasciate agli inquilini per un maggiore impegno all’igienica convivenza, si è passati all’azione: il test del DNA sugli escrementi per identificare l’animale e, di conseguenza, anche il suo proprietario.

Il test, introdotto lo scorso luglio, nasce come risposta all’impossibilità di agire direttamente contro i proprietari svogliati e distratti. Non sono bastate le lettere d’avviso, non è bastata la presenza di testimoni: ogni volta che l’amministratrice Barbara Kansky si è rivolta a un condomine colto in flagrante, non vi è stato nulla da fare. “Provi che sia io”, la risposta scocciata degli accusati, e così è stato: la prova c’è ed è nel materiale genetico.

Il procedimento è molto semplice e si avvale delle tecnologie di BioPet Vet Lab, un laboratorio veterinario nel Tennessee. Il primo passo del processo vede la campionatura del DNA di tutti i cani dell’edificio, con la raccolta di saliva su un batuffolo di cotone sterile. Il sampling può essere effettuato anche senza l’approvazione del proprietario perché, stando alle normative statunitensi, l’amministratore può imporre agli inquilini di sottoporre tutti i cani a prelievo del DNA, tanto che l’obbligo può essere inserito anche nel regolamento condominiale.

Costruito il database, si raccolgono gli escrementi rilevati nel condominio e li si inviano al laboratorio veterinario, che ne estrae il DNA e lo confronta con il materiale genetico in archivio. Identificato il proprietario, viene comminata una multa di 100 dollari, a cui si aggiungono altri 50 dollari per i costi del test. Fino a oggi, solo un condomine è stato correttamente identificato, nel frattempo le deiezioni abbandonate sono diminuite drasticamente per la deterrenza del provvedimento. Così spiega Kerry Weidner, una proprietaria di cani che vive nel condominio in questione:

Ci siamo abituati a vedere feci canine ogni giorno ovunque. Bisognava fare attenzione a camminare nell’erba, perché vi erano deiezioni canine sparse in molti punti. Ora non mi preoccupo più degli escrementi del cane. Si può camminare dove si vuole, il prato è di nuovo nostro. Non ce ne dobbiamo più preoccupare ed è una cosa fantastica.

Vi è anche un lato simpatico in tutta la vicenda: gli inquilini più pignoli hanno richiesto se fosse possibile identificare quei cani che, alzata la zampetta, urinano su muri e spazi comuni. Ma l’amministratrice promette: “non arriveremo a quel punto”.

27 novembre 2013
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I vostri commenti
lui la plume, mercoledì 27 novembre 2013 alle21:50 ha scritto: rispondi »

una esperienza simile è stata sviluppata nella vicina Vercelli alcuni anni fà ... in questa esperienza la multa era decisamente più alta ma .... udite udite .... il costo delle analisi era decisamente più basso 14 euro pagati ad un laboratorio milanese.

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