Febbre West Nile, tanti casi in Italia: sintomi e cura

Dal 2015 l’Italia è il Paese europeo che ha registrato più casi di febbre West Nile. Quest’ultima è una malattia provocata dal virus West Nile, che è diffuso soprattutto in Africa, in Asia, ma si trova anche in Australia, in America e in Europa.

Il contagio avviene attraverso la puntura di zanzara. In particolare la specie di zanzare individuata come causa della trasmissione del virus è la Culex. Anche gli uccelli selvatici e alcuni mammiferi, come gli equini, possono essere alla base della trasmissione del virus che provoca la febbre West Nile.

Sono stati segnalati anche altri mezzi di diffusione, come per esempio accade con le trasfusioni di sangue, i trapianti di organi e la trasmissione dalla madre durante la gravidanza. Tuttavia bisogna ricordare che questi canali di infezione sono molto rari.

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In genere l’infezione non provoca sintomi particolari. Soltanto qualche volta il virus può provocare la febbre, da cui il nome febbre West Nile, il mal di testa, la nausea, il vomito e delle manifestazioni sulla pelle. Solitamente i sintomi sono leggeri, possono variare in base all’età del soggetto contagiato e si risolvono nel giro di pochi giorni.

I sintomi più gravi si riscontrano soltanto negli anziani e nelle persone che non possono contare su adeguate difese immunitarie. Proprio questi soggetti possono essere interessati anche da debolezza muscolare, tremori, disturbi della vita e in estremo anche convulsioni, paralisi e coma.

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Attualmente non esiste una cura per la febbre West Nile. Ci si può rivolgere al ricovero in ospedale, se i sintomi si presentano con particolare irruenza. Il periodo più a rischio per la trasmissione dell’infezione è quello compreso tra i mesi di maggio e di novembre.

Tuttavia appare rischioso anche il lasso di tempo che corrisponde alla fine dell’estate. Proprio alla fine di agosto e all’inizio di settembre iniziano le migrazioni di alcuni uccelli che le zanzare pungono, diventando veicolo di contagio. La ricerca va avanti, anche con lo studio di alcuni possibili vaccini.

30 luglio 2018
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