Brutte notizie sul fronte della protezione dei diritti degli animali: negli Stati Uniti gli attivisti verranno considerati alla stregua di terroristi e, per questo, saranno condannati al carcere. È quanto emerge da alcune funzioni non pubblicizzate del Joint Terrorism Force Task dell’FBI, che si preoccuperà di applicare le norme dell’Animal Enterprise Terrorism Act in vigore da qualche anno.

L’indiscrezione proviene dall’attivista Ryan Shapiro, volto noto alle cronache statunitensi per l’impegno contro lo sfruttamento animale e ora studente del MIT. I fatti risalirebbero al 2003, nonostante siano saliti agli onori di cronaca solo negli ultimi giorni, e riguarderebbero proprio le accuse mosse contro Shapiro a seguito della registrazione video di alcune crudeltà verso gli animali.

All’inizio dello scorso decennio, infatti, Shapiro si è reso protagonista della liberazione – filmata su videocassetta – di diverse specie animali torturate in un allevamento intensivo a stelle e strisce. Consapevoli di compiere un reato, lui e il suo gruppo animalista mai avrebbero pensato di essere considerati dalla giustizia alla stregua di terroristi, come se fossero dei kamikaze pronti a far esplodere un edificio pubblico o un vagone della metropolitana. È quanto emerge, tuttavia, dalla documentazione riservata trapelata sul caso, in cui l’FBI svela a chiarissime lettere:

«Vi è un’indicazione ragionevole che il Soggetto 1 e gli altri membri abbiano violato l’Animal Enterprise Terrorism Act».

Proprio l’Animal Entreprise Terrorism Act è foriero di furenti polemiche. Fino al 2006, e quindi anche durante i fatti di cui sopra, il provvedimento legislativo era denominato Animal Protection Act, poi mutato con l’aggiunta dell’aggravante del terrorismo proprio su pressione dell’FBI. L’intento, mal celato, sarebbe quello di trasformare ogni caso di disobbedienza civile in un atto penalmente mortificante, visto che la normativa dell’AETA comporta l’aggiunta di un decennio di carcere a qualsiasi sentenza delle corti.

Alla base di questa insolita decisione legislativa, vi potrebbero essere delle pressioni dalle lobby industriali, che avrebbero voluto così proteggere i loro investimenti negli allevamenti intensivi e nelle ricerche sulla vivisezione. Si tratta, in quest’ultima ipotesi, di indiscrezioni da prendere ovviamente con le pinze, perché ufficialmente l’Animal Enterprise Terrorism Act risponde alle solite esigente di sicurezza, leitmotiv ed espediente di qualsiasi decisione governativa e politica dal dopo 11 settembre a oggi.


Il gruppo di volontari guidati da Shapiro, a cui partecipano anche nomi blasonati dell’avvocatura statunitense, sono già al lavoro per trovare una scappatoia alle leggi, proponendo forse una via normativa alla modifica del provvedimento. Rachel Meerpol, avvocato di punta del Center for Costitutional Rights, ha così commentato l’illegittimità dell’AETA, sottolineando lo stupore per punizioni così severe per la semplice registrazione di un video:

«Alcuni di questi atti non violano nemmeno le leggi dello stato: è possibile ottenere filmati sotto copertura legalmente, in base alle leggi di protezione del giornalismo. Il modo con cui l’FBI sta interpretando questa legge consentirebbe il perseguimento di tutti i leciti tentativi di difesa, trattandoli come materia di terrorismo. È una questione di sicurezza pubblica, nonché di crudeltà verso gli animali. È uno spreco di tempo e di risorse per l’FBI».

Will Potter, attivista di Green Is The New Red, conferma le parole della Meerpol, aggiungendo:

«Non mancano le leggi per perseguire qualcuno che si sia macchiato di violazione di domicilio, della proprietà o di atti vandalici. Queste leggi sul terrorismo sono specificatamente pensate per attaccare i gruppi mainstream che indagano gli abusi animali, come Humane Society o la PETA.»

3 gennaio 2012
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