Le fave, così come vengono intese dai consumatori, sono i semi del frutto della Vicia Faba: una pianta che appartiene alla famiglia delle Leguminose.

In base alla dimensione dei semi si possono distinguere diverse varietà della pianta: alcune, come la Minor Beck e l’Equina, vengono coltivate solo per essere utilizzate come foraggio o come coltura di sovescio, ossia per mantenere e aumentare la fertilità della terra del campo, infatti le fave arricchiscono il terreno di azoto.

La varietà destinata all’uso alimentare è la Vicia faba Major: i frutti della pianta sono costituiti da bacelli appiattiti lunghi anche 20 centimetri e contenenti 5 o 10 semi.

La pianta annuale che si sviluppa piuttosto rapidamente. Teme il caldo e per questo motivo, in genere, la semina avviene in autunno e la raccolta dei frutti maturi circa dopo tre mesi. Al contrario nelle aree fredde la semina deve avvenire in primavera, per evitare alla fava le gelate. Attualmente la coltivazione delle fave in Italia è concentrata nelle regioni meridionali e insulari: dove l’epoca della raccolta è la metà di giugno. Nelle poche aree ancora dedicate alla coltura delle fave nell’Italia centrale e settentrionale, la raccolta avviene in primavera e in piena estate rispettivamente.

Calorie delle fave e valori nutrizionali

La fave sono legumi e, come gli altri rappresentanti di questa categoria, sono ricche di proteine. Più nel dettaglio, sono i semi secchi a essere maggiormente ricchi di proteine, in questi la quota di questi macronutrienti arriva al 20-25% del peso.

In commercio si trovano fave sia fresche che secche: le prime hanno un maggior contenuto di acqua e, per tale motivo, sono anche molto meno caloriche rispetto a quelle secche. Queste ultime infatti apportano, una volta cotte, 95 kcal ogni 100 g, mentre quando le fave sono fresche l’apporto calorico scende a 50 kcal ogni 100 g.

Dal punto di vista nutrizionale possono, a ragione, essere considerate migliori dei fagioli, soprattutto in merito alla qualità delle proteine apportate. In più sono ricche di sali minerali soprattutto ferro, potassio, magnesio, rame, selenio: per assicurarsi la massima quantità di questi sali è meglio cuocere le fave in padella o al vapore: questi micronutrienti infatti tendono a dissolversi nell’acqua di bollitura e ciò rende questo metodo meno adatto.

Le fave sono tra i vegetali più ricchi di ferro: fresche e cotte in padella, 100 g apportano 2 g di ferro, mentre quelle secche ne apportano ben il doppio.
Tutte le tecniche di cottura, poi, incidono negativamente sulla quantità di vitamine.

Le fave sono anche una ricca fonte di fibre: una porzione da 100 g di fave fresche apporta 5 g di fibra alimentare. Questo valore sale a 7 g nei legumi secchi.

Benessere del cervello e fave

Recenti ricerche scientifiche hanno identificato nelle fave una fonte di levodopa, L-Dopa: la molecola che nel nostro cervello è il precursore della dopamina, il neurotrasmettitore la cui produzione cala in maniera consistente nei pazienti affetti dal morbo di Parkinson. Gli studi in questo senso sono incoraggianti, ma ancora non conclusivi.

Chi non può mangiare fave: il favismo

Il contenuto di levodopa rende le fave controindicate nei pazienti che assumono farmaci inibitori delle monoaminossidasi, IMAO, indicati nel trattamento della depressione. In questi pazienti le fave potrebbero causare una grave crisi ipotensiva.

Inoltre le fave sono ovviamente controindicate per chi soffre di favismo, una malattia ereditaria che causa la mancanza di un enzima, il G6DP. In questi soggetti assumere fave comporta gravi reazioni avverse, la più grave delle quali è l’emolisi associata a ittero.

17 luglio 2015
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I vostri commenti
Giulio Mario Palenzona, sabato 18 luglio 2015 alle0:58 ha scritto: rispondi »

2 GRAMMI di ferro in 100 g di fave cotte !!! Forse si è perso un "milli" ...

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